—Tutti si lagnano. E quantunque diviso dal mondo, tanto ne sento e so, da vedere alcuna trama apparecchiarsi.
—Da chi lo sai?» domandò il vescovo con ansietà.
«Da qualche parola tronca d'un Pazzi, d'un Medici, e di...
—Segui.
—Di Dino Frescobaldi.
—E che ti diss'egli?
—Accennò a lontani pericoli; volle (perchè mi sanno non nuovo delle cose del Comune) il consiglio mio.
—E tu?
—Risposi: «Tacete: pochi sappiano, sian pronti molti. Non una parola in iscritto: non conventicole, o rade, e mai di soppiatto. Ponete giù gli odii: chè carità è la fortissima delle congiure.» Null'altro dissi; null'altro aggiunsero: e per tema di mescolare alle cure della patria le vendette mie, mi ritrassi.
—Mal facesti. Cerca di loro: io te lo permetto e comando. A Dino Frescobaldi non dar mente, ch'è giovane troppo: ma cerca de' Bordoni e de' Pazzi. Or dì: ti par egli che ambedue siano in uno stesso trattato?