Ma i popolani migliori, ingegnandosi pur di leggere sotto a que' sorrisi la parola del cuore, non ne facevano fomite, non che a odii o a diffidenza, ma nè a quegli spregi che il debole ha terribili a volte, come sfogo di vecchia vendetta. E siccome in primavera un tepore diffuso per ogni dove comprende le cose, sicchè in breve niuna resiste, e per tutto, più o men agile, ricomincia la vita; così in questo popolo i più diffidenti per prove amare o per indole più chiusa, si aprono a fiducia novella, e senza volerlo, vogliono concordemente. Anco aizzati, respingono gli assalti dell'odio; fatti dalla coscienza più acuti a discernere, veggono più chiari che mai i falli e i difetti dei ricchi e dei grandi, e meno che mai mostrano d'avvedersene; e il sorriso che vorrebbe spuntare dallo scherno, ricoprono con un altro sorriso pio, e quasi pudico. Non jattanza dell'essere chiamati in parte all'opera della comune salute, ma gratitudine del poter, quasi a pubbliche autorità, partecipare ai pericoli.

Gli sgherri del duca, a cui la paura non rubò tutta la mente (che nelle anime fredde riman più serena), lasciano adesso il popolo minuto, come si fa di bestia che vogliasi poi più irritata avventare a un assalto; ma quelle arti cadono ributtate senz'ira, come chi, occupato da più nobile affetto, raccoglie in alto le forze sue, e lascia la passione, quasi serpe intormentita, giacere nel basso. E pure là aveva la tirannia del duca le sue radici più vive; che è istinto dei tiranni rafforzare sè colle speranze e coi sospetti dei deboli, e fare amar sè con l'odio che ispirano contro altrui. L'ora oggimai era giunta: e fino i più cattivi diffidano del cattivo signore, dacchè esso già diffida di sè.

Delle congiure pochi sanno; ma quasi tutti indovinano tutto, perchè non cospirazione ma ispirazione è ormai quella. Con una parola, con un silenzio che interpreta la parola, s'intendono; rispondono con un cenno, con uno di quegli atti delle labbra che il popolano ha più intelligenti, e più eloquenti che niuno; di quelli che serba a sè, come suoi proprii segreti, l'amore. Nè si maravigliano dell'essere a un tratto levati in regione nuova, conscii che quella è la natural sede dell'anima umana; e sanno, essi popolo, appareggiarsi meglio ai potenti, che non costoro ad essi; quasi un presentimento gli vaticinasse nel cuore ch'e' sono destinati a dover prevalere. Ma non se ne accorgono; e verace, piena sentono l'eguaglianza. Così quando un'aura commove di spirito unanime la foresta, le più ardue piante scuotendo i rami non li piegano però, le più gracili docilmente obbediscono all'impulso dell'alto, e s'accostano umilmente alle più grandi, e par che tra loro si bacino.


Di dì in dì, d'ora in ora, cresceva di qua e di là il commovimento. Le chiese, più frequenti di gente che mai, ora sonavano delle grida incomposte di cittadini cantanti a tutta voce, ora tra quelle de' preti spuntavano sole le voci di donne. Per le vie la gente pareva affrettarsi inquieta, e parlarsi con lo sguardo o con cenni; oppure il colloquio era sommesso e lungo, e, dopo molto stare nella via, si ritiravano dietro un antiporto a ragionare più caldo. I Borgognoni e gli amici del duca pareva camminando fuggissero: ma taluni o seduti ne' trebbii, o ritti a' canti, come persone che aspettano.

In tutti, e grandi e popolo, era un'aspettazione di cosa ignota, e pure certa, una sicurezza piena d'ansietà. Quelli dei grandi che o per indole o per casi o per odii si trovavano o si tenevano lontani dagli altri, provavano adesso grave quella solitudine o inimichevole o negligente; come chi si trova in luogo deserto senz'arme a difesa, o per pendío sdrucciolevole senza bastone che regga i suoi passi. Era tra costoro Francesco Brunelleschi cavaliere, nemico antico a Antonio degli Adimari, e uomo di sua natura chiuso, più per debolezza d'animo che per cupezza, in cui l'amore di patria era torbo d'odii e d'orgogli. A lui non s'erano fin dal primo aperti nessuno delle tre congiure, non già per diffidenza o dispregio, anzi per tenersi sicuri di lui: e l'uno si figurava già che l' altro ne lo avesse fatto consapevole, e tutti lo credevano pronto al bisogno: giacchè talvolta accade che la fiducia paja non curanza, e la stessa famigliarità poca stima. Venivano agli orecchi di lui quei mormorii cospiranti, come un lontano suono confuso che non si sa se sia d'allegrezza o d'ira o di pianto, e ora par di sentire nell'aura il grido dell'uno affetto or dell'altro, secondo che in noi parla il cuore o la fantasia parole contrarie e dubbie. Erano in Francesco impeti di passione violenta, ma il volere debole: e i deboli a scosse diventano violenti; e dall'uno all'altro eccesso balzano, prima inconscii, poi attoniti di sè stessi, attoniti o con gioja vana se par loro d'eccedere in bene, e se in male, con ribrezzo ineffabile. E il debole trascende or di qua or di là, o per ammendare il male fatto o temuto, e renderne dimentichi gli altri e sè, o per dileguare i sospetti meritati, o per riguadagnare il perduto tempo, o per generosità, o per paura. Così la mediocrità, per dissimulare sè a sè stessa, trasmoda smaniosa d'apparire grandezza.

Tentato a cose magnanime, il Brunelleschi si sarebbe fin dalle prime messo volenteroso tra i primi; e lo stesso suo odio contro gli Adimari gli avrebbe più istigato il coraggio, per vincere anche in ciò il suo nemico, e scuotere da sè il sospettato disprezzo, il quale alle anime che odiano è più grave d'ogni odio. Parendogli d'essere rigettato, in quel silenzio quasi di deserto ascoltava più intentamente le voci dell'ira vecchia che ora gli susurra scellerati consigli. Egli paventa e di sapere e d'ignorare le trame de' suoi; non sa s'abbia a sperare o a temere i pericoli del duca, i pericoli della patria; non sa da qual parte gettarsi, a qual parte volgere pure il pensiero. E in quella tempesta del cuore, più paurosa per il bujo del dubbio, e' pativa grave la pena dell'avere lungamente odiato in vita sua e dubitato.

De' masnadieri de' grandi pochi se ne vedeva per le vie; o affaccendati, come gente fluttuante tra la torba esultazione e i dubbii d'imminente cimento. Costoro in origine razza d'uomini non trista (nè tristo suonava il nome), già facevano un ordine quasi da sè, preludendo ai soldati di ventura: tra militi e servi, tra mercenari ed amici, tra difensori e protetti, tra complici delle ire e conscii degli affetti ascosi; più cuore che mente, men cuore che braccio, più orecchio che lingua: e la parola così come il ferro nel fodero, breve, acuta, violenta. I grandi si aprivano ad essi con men sospetti che a' proprii pari e con meno vergogna; perchè il superbo ha paura de' pari suoi, e però li astia e piaggia; innanzi ai minori non arrossisce deporre le armi e le vesti, e mostrarsi in nudità turpe, com'uomo dinanzi a bruto, perchè li tiene men ch'uomini. E sprezzando, pur li ama, com'uomo ama la bestia, sommessa e fidata compagna; come ama l' arnese di giuoco e di guerra, da trastullarsi e esercitare sè stesso, da difendersi e offendere. E pure in quelle affezioni prave s'insinua un qualche alito generoso; e il potente a momenti ama in verità l'uomo arnese, e l'uomo animale, come se fosse uno spirito: l'ama perchè sente sè uomo e debole, e si umilia dinanzi alla dignità della comune natura; l'ama perchè ne teme, senza terrore; l'ama perchè non l'intende, perchè il debole al forte è libro più chiuso, che non questo a quello, tuttochè a studio si sforzi di chiuderglisi.

E quei masnadieri leggendo ad ora ad ora nel volto dei padroni la gioja ineffabile della fiducia, in quel lampo fugace si consolavano del servizio lungo e duro, e spesso ignobile e atroce; si sentivano uguali nelle cose degne e nelle indegne; si sentivano sovente maggiori e nell'affetto e nel coraggio e nella fede alla fede altrui: e i men buoni tra quelli gioivano del vedere la propria malvagità necessaria alla malvagità de' signori, e dell'essere partecipi ai lor truci segreti, e del leggerglieli in viso, anco che celati a grand'arte; e insuperbivano dell'apporsi ai feroci imperii non espressi in parola; e alteri del servire più che altri del comandare, si facevano più che ministri alle altrui, autori di proprie prepotenze. Alle quali i signori erano poi forzati a condiscendere, e della loro ombra proteggerle, e infamarsi dell'infamia non voluta; servi essi e alla potenza propria e agli infimi servi loro. E questi, raccattati e di città e di campagna, e di vicine terre e di lontane, formavano una fraternità malaugurata, l'unica che fra le italiane scissure si componesse, e che più e più squarciava le viscere della patria. E siccome ora i servi nelle anticamere tendono dall'uno all'altro palazzo una rete d'insidie ladre e di calunnie falsamente vere, e son quasi tutti congiurati tra sè, e come per vie sotterranee si comunicano i segreti dell'alcova e del gabinetto; così quelli, addestrati a guerra, come veltri alla caccia, fino in pace covavano guerra; nè solo tra i Grandi consorti, ma sotto alle case nemiche tessevano nascose trame e i segreti ora avvertitamente ora a caso manifestavano, come volanti che di terra in terra trasportano, e lasciano cadere dall'alto, maligne e buone sementi.