E' pensava in sul primo scoprire la cosa a uno dei parenti del duca, e sopra persona più accetta lasciar cadere i primi sospetti, e le ire che genera la paura ne' tristi. Poi gli parve codardia; e volle assumere in sè così il merito dell'atto come la vergogna e il pericolo; sebbene del pericolo sapesse omai essere quasi nulla, perchè Gualtieri, atterrito, aveva fatto spargere nella città, accoglierebbe senz'ira ogni rivelator di trattato. E se dapprima e' li punì, fu per fare le viste di credere le congiure impossibili; poi per sospetto volessero beffarsi di lui, mettendo taglia sui terrori dell'anima sua. Non so se ragione o pretesto, ma certo fu spinta a quel passo del Brunelleschi il pensiero di poter tanto scoprire della verità quanto giovasse meno a lui che a' suoi consorti e al comune di Fiorenza, a cui fin nell'atto del tradimento intendeva lo sciagurato giovare: giovarle, o coll'antivenire la sommossa, se avesse a essere rovinosa, o coll'indirizzarla a termine più sicuro. Condusse il masnadiere seco, maravigliato, ma pur lontanissimo dal sospettare la viltà della cosa; dacchè gli umili, per depravati che siano o che pajano, serbano ostinata la fede alla fede altrui, e i maggiori di sè amano stimare migliori.
Il Brunelleschi parlò spedito, come chi temendo non poter compire cosa, si studia a venirne a fine, o come chi da paura è fatto animoso: ma quella franchezza gli dava sembiante d'uomo che arditamente fa opera buona. Gualtieri affisando gli occhi agli occhi di lui, come belva che non sai se minacci o accarezzi, lo congedò dicendo: «Messer lo cavaliere, se scoprite altro, le porte del mio palazzo vi son note già.»
Queste parole, da lui profferite col men falso animo che la sua tetra natura gli concedesse, parvero al cavaliere, che le ripensava, raffaccio insopportabile. E tra la vergogna del meritare i ringraziamenti di tale uomo, tra il sospetto dell'aver provocato il disprezzo di lui, se n'andava ruminando: Le porte del mio palazzo vi sono già note; e gli pareva che nessuno uomo gli avesse mai detta villania sì fiera, nè egli mai aver pensato che parole simili gli si potessero dire. E' correva per la via con in cuore una smania rabbiosa, simile alla smania del traditore che riconosce sè stesso; e il nome di traditore, non gli pareva tuttavia meritarlo. Ma soddisfatto alla passione dell'odio, le altre, o passioni o affetti che già gridavan men alto, ora si facevano sentire; e l'orgoglio di Fiorentino, e l'odio dello straniero signore, e il timore dell'infamia, e il timore della pena se il duca sospettasse, o se gli altri vincessero; e, più fonda di tutte le voci, ma più potente perchè continua, la coscienza. E vedendosi, per guiderdone, creato dal duca suo delatore, sentì l'odio ribollire. Propose, ormai che n'aveva la chiave, penetrare nei consigli della congiura; e, incerto qual via terrebbe (segno non era mutato che a mezzo), osservare.
Stavano nella casa d'Antonio degli Adimari, stretti a consiglio, que' della terza setta, più pronta di tutte: e il Medici voleva s'indugiasse, l'Aldobrandini s'aspettasse risposta da que' di Prato: il Bordoni, più giovane, mettessesi mano al ferro; di tal fiamma non poter non uscire fumo o favilla; unica salvezza rompere le dimore. Quand'ecco un familiare annunzia ad Antonio degli Adimari, un sergente del duca richiederlo immantinente al palagio. E fu come quando una lieta brigata di viaggiatori è colta dal turbine o da' ladroni. Tacquero tutti: il Bordoni sorrise amaramente in vedere il suo dire avverato: il Medici fisse gli occhi in viso all'Adimari per leggervi il turbamento, ma nulla lesse.
«Amici, disse Antonio levato in piedi: l'ora del pericolo è giunta; e se il mio sangue deve far lubrica la via dove cada il tiranno, vada il mio sangue. Purchè lo vendichiate, fratelli; purchè lo spavento non vi disperda, come passere a un grido; purchè stiate stretti in un volere.»
L'Aldobrandini prendendolo per mano, e con voce commossa: «Tu puoi ancora fuggire: Antonio, che nol fai? Nè egli saprà sì tosto; nè, sapesse, oserebbe inseguirti, chè 'l nome tuo gli farebbe paura.
—Le cose, amico, che più fanno paura, quando il terrore è all'estremo, più audacemente romponsi. Nè io vo' fuggire. Nobile cosa, dopo la minaccia appiattarsi! Gualtieri potrebb'egli far peggio? No. Io mi metterò nella tana del leone; ma voi lascio fuori: e quand'egli esca per nuova pastura, ricordatevi dell'amico vostro.»
I più nuovi al pericolo si turbavano nell'affetto: i maturi stavano con le braccia al petto, in silenzio. Il Bordoni percotendosi a un tratto la fronte, gridava: «Io so il traditore.