—Chi? domandò l'Adimari.
—Un de' tuoi, ma, è gran tempo, diviso da te: Tile.
—Non credere.
—Io posso affermarlo.
—E io giurare che no. Finchè la verità non sia certa, statevi da ogni vendetta: l'ira tutta volgete contro Gualtieri. Non vi lasciate cogliere alla sprovvista. A un cenno ch'e' faccia di correr la terra, corretela voi. Il popolo è desto: gridate, e sorgerà. Picchiate alla porta de' buoni cittadini, siano o no del trattato: a un picchio usciranno. Il frutto è maturo: scotete la pianta, e cadrà. Or tempo è di partirci.»
E chiamato da banda Cosimo Oricellai, l'Adimari gli disse. «Cosimo, agli altri ho raccomandata la vendetta: a te raccomando Matilde. Se io muojo, il tuo occhio non l'abbandoni. Ella è sola: e tu se' padre, o Cosimo.»
L'Oricellai non poteva parlare dal turbamento dell'animo. E' l'abbracciarono ad uno ad uno: e, poichè l'Adimari diede a Filippo Bordoni, che gliela chiese, la sua spada, uscirono. Rimaso solo, Antonio chiamò a sè Matilde, la fece sedere accanto al letto ove sua madre era morta, sull'inginocchiatojo ove sua madre pregava, e con fronte serena disse così:
«Figliuola mia, raccomandati a Dio, prepara l'anima tua a un dolore grande.... Deh non ti turbare: forse quel ch'io sospetto non sarà, o sarà leggier cosa; ma debbo fartene avvertita acciocchè tu non tema oltre al vero. Mia buona Matilde (e le accarezzava con mano i capelli, che mai non fece se non una volta quand'ell'era malata e in fine), tu forse non sai quant'io t'ami: mai non te lo dissi a parole, per non ammollire senza pro l'anima tua nè la mia.—Or sappi che il duca mi chiama a sè con improvviso comando.»
Matilde, ignara delle più fra le atrocità di Gualtieri, e delle macchinazioni del padre, non intendeva; ond'egli: «Che voglia il duca, non so: forse mi prese in sospetto, perchè egli è sospettoso uomo e crudele.