—Crudele! (esclamò la fanciulla, a cui l'affetto diede in un subito l'intelletto del pericolo). Non ubbidite, padre mio; non andate. Le vie di fuggire non mancano.
—Fuggire non posso, figliuola; e sarebbe o vano, o più dannoso, forse a me, forse a molti. Potrebbe dunque Gualtieri tenermi per alcun tempo: se tu non mi vedessi tornare tosto, non ne prendere affanno. O prima o poi avrai novelle di me; e nulla, spero, saprai che faccia onta al nome del padre tuo.
—Deh quali parole, che io non intendo, e mi straziano! dite più chiaro; ah! dite ogni cosa: se c'è pericolo.... Io ho forza di tenere un segreto: e il Signore misericordioso può coprire del suo scudo il petto di una giovane donna così come d'un antico guerriero. Ditemi, signore, il vostro pericolo, tutto quanto: entrerò io al duca per voi; per voi parlerò.
—Non ingrandire, prego, nè il pericolo, nè l'agevolezza del vincerlo. Ascolta i consigli miei, no il tuo cuore. Se io non ritorno quest'oggi, se non ritorno domani....»
Matilde aveva già inteso; ma la novità del dolore, e una segreta speranza, compagna di tutti i suoi pensieri, le lasciavano ancora il varco alle lagrime: e il padre al vederla singhiozzare s'inteneriva a suo dispetto, e con voce tremante seguitava:
—Non piangere, figlia mia. Non potrebb'egli, Dio, domani, quest'oggi, ora, togliermi a te?
—Oh, Iddio nol farà, nè permetterà che gli uomini crudeli lo facciano. Io vi rivedrò, non è vero?
—Mi rivedrai, figlia mia. Un giorno o due passan presto: un po' di lagrime, qualch'ora di sonno; e poi tutti desti nella luce di Dio. Che è mai la vita, Matilde mia? Ma in questa breve giornata che passerai senza me, abbi in onore la memoria del padre tuo. Tu se' sola erede del nome d'Antonio degli Adimari; e Matilde lo porterà puro, puro lo lascerà a' figli suoi, se Iddio le dà figli. Quand'io non sarò più teco, abbi rispetto ai consorti della nostra casa; ma tieni in luogo di padre messere Cosimo degli Oricellai, buono uomo, e amico nostro; e con le figliuole di lui abbi dimestichezza. Alle altre fanciulle fiorentine sii piuttosto affettuosa che amica: quelle ch'han nome di avere amata o sofferta la signoria de' nemici di Fiorenza, fuggi siccome tocche da pestifera malattia. In te, Matilde, il senno e la bontà prevengono gli anni: onde non temo da te cosa vile, come nè da me stesso. Una sola preghiera ti lascio nel nome di tua madre, nel nome della Vergine beata, nel nome di Fiorenza, infelice e gloriosa madre nostra. Tu ami, Matilde, un uomo straniero; io lo so: nè mai te ne feci motto; chè 'l silenzio vigilante stimai essere guardia più sicura. Non vergognare dell'amor tuo: perchè Rinaldo, conte d'Altavilla, tuttochè Francese, è forte uomo, e pieno del timore di Dio: e, comechè amico de' miei nemici, io gli ho riverenza. Ma s'egli mutasse, se nell'ora della battaglia si gettasse da' suoi contro la patria tua, se di macchia veruna si contaminasse la vita di lui o la fama; Matilde, abbandonalo: abbandonalo, figliuola mia; e la benedizione del cielo coronerà il tuo dolore. Io non ti dico: Se tu lo segui, sarai maledetta. Non te lo comando come padre; ma come compagno della madre tua, come cristiano a cristiana, come Fiorentino uomo a donna Fiorentina, ti supplico: tra la passione e la patria, fa che vinca il migliore. Se il conte si serba qual fu sin ora, e tu sposati a lui. (Deh non piangere, Matilde: vedi, già mi forzi al pianto. Lasciami finire in pace.) Sposati a lui, figliuola mia, nella benedizione di Dio. Séguilo in Francia, se così è destinato: e Iddio benedica i tuoi figli, e i figli de' figli tuoi. Non dimenticare mai che sei nata cittadina della città di Fiorenza; insegna a' tuoi figliuoli per primo il tuo dolce idioma natio: parla loro di questa repubblica, e di tuo padre. E non temere che tuo marito ne adonti: se altro facessi, allora e' ti sprezzerebbe; perchè l'anima che rinnega la patria e la lingua e il legnaggio suo, è la più vile e la più sprezzata delle anime.»
Matilde, che lungamente era stata col viso tra le mani, piangendo, ora si getta a' piedi del padre; e posta la fronte sulle ginocchia di lui, interrompeva le parole paterne co' singhiozzi, e con dire: «Che farò io sola al mondo?»
—No, tu non sarai sola, figliuola mia: io veglierò sempre invisibile sopra di te. Quel Dio che provvede di cibo ai nati della rondine, provvederà a te, unica mia.»