Qui levando la faccia piena di lagrime, e singhiozzando come fanciullo, il forte guerriero esclamò: «Dio de' padri nostri, pietà di quest'orfana: non cadano sul suo capo i peccati del padre suo. Beneditela, Signore, dall'alto, com'io la benedico qui 'n terra; e lascio a lei, poichè forse i beni non potrò, il nome e lo spirito e l'onor mio.»
S'inginocchiarono ambedue sulla sponda del letto, e recitarono insieme un'orazione pe' morti. E Antonio alzandosi disse: «Ogni sera, Matilde, reciterai quest'orazione per l'anima del padre tuo. Ma no (tutt'a un tratto rassicurando la voce): noi ci rivedremo fra poco.»
E la baciò in fronte frettoloso; e s'involò, non com'uomo che affronti il pericolo, ma che lo fugga.
E si presentò al palagio; e, cercato del duca, gli si offerse in quella vece Giulio d'Assisi bargello; ond'e' credette venuta la sua ultim'ora: ma dato sfogo agli affetti di padre, e attutati dalla fine imminente i pensieri della vendetta, non altro senso l'occupava che della eternità. Quel d'Assisi l'accolse con meno bestiali modi di quel che in palagio si solesse, e dissegli, essere piacere del duca ch'e' dimorasse quivi alcun tempo, infino che la verità, dubitata, d'alcuni fatti venisse in chiaro. Antonio voleva in sul primo con la risposta affrettare il supplizio: ma pensando essere impazienza nè lecita nè animosa picchiare all'uscio chiuso della morte; e che quella impazienza poteva farsi confessione di cosa non più che sospetta, si tacque.
L'annunzio del fatto sparse nella città lo sgomento: e allora si vide qual fosse l'animo di molti congiurati, e de' più caldi a parole. Salvestrino de' Rossi fuggì ne' suoi poderi; il Mancini si nascose; Cosimo de' Medici aveva paura e di nascondersi e di fuggire e di mostrare la faccia, onde il suo peritarsi faceva a' compagni, più che ira, pietà. Altri predicava con insolito ardore prudenza, pazienza, carità: altri tessevano cagioni d'indugio. Che se in quel tentennare della città Gualtieri l'avesse afferrata, e gettatasela a piedi, di tante catene e colpi forse poteva fiaccarla quanti bastassero a servitù lunga: ma il suo peccato l'acciecò, e gli mise tanta viltà nell'anima che non sapeva che si fare. Credette più spediente il lento tradimento: e intanto che i soccorsi di fuora giungessero, addì XXV di luglio chiamò a sè trecento de' maggiori cittadini, come a consiglio, da tutti i sesti della città; argomentando: o e' fuggono, e portan via il mio pericolo; o vengono, e gli ho a terrore degli altri e ad ostaggi. Erano tra costoro non pochi de' congiurati; degli Altoviti, de' Pazzi, de' Cavicciuli, de' Rossi, dei Frescobaldi, de' Bardi. I non consapevoli delle congiure vennero: de' consapevoli altri ricusò (e s'affaccendava a maturar la vendetta): altri, per non dare sospetto, andarono devoti a morte. Avuti ch'e' gli ebbe, impacciato di così grossa preda, chiamò i suoi sgherri a consiglio, il Fei, quel d'Assisi, il Visdomini: e ben di consigli sentiva necessità, perchè 'l senno e l'animo d'ora in ora più gli fallivano, com'uomo che senta il suolo affondarsegli sotto a' piè.
Ma Cerrettieri primo e più franco (perchè tra' servi del tiranno straniero i cittadini della terra tiranneggiata sono i più libidinosi d'infamia), consigliò: «Poichè la gran sala del palagio è munita di grosse porte, e di valide inferriate le finestre, siano munite a qualch'uso. Chiudiamvi cotesti leoni dal cuore di cervo, e le quadrella e le spade de' Borgognoni faranno la caccia.
—Il consiglio di messer Cerrettieri, soggiunse Arrigo Fei, è degno invero dell'arguzia fiorentina. E sarebbe pur bello vedere grandi e popolani in un fascio, fare schermo l'uno al petto dell'altro, e raggomitolarsi sotto alle panche, e strisciare sotto a' piedi altrui per cansar le saette, e trarsi le quadrella confitte negli occhi o nel dorso, e rovesciarsi bianco su nero e nero su bianco, e, una volta prima di morire, abbracciarsi.»
E Giulio conservadore: «Io consiglierei messere lo duca a cominciare lo spettacolo dalle quadrella; e quando ciascuno n'abbia almeno una coppia, sì che si sentano i diversi accenti dello stridere, e si veggano i varii modi del difendersi; allora entrar colle spade, e trinciare.
—Ma se, riprese il Visdomini, vestendo di celia un pensiero, non so come venutogli, d'umanità, se al signor nostro piacesse serbare taluno di questi uccellacci, come dei molti accivettati si fa, che ad altri allungasi il collo, altri cacciansi in gabbia; e' farà il senno suo.»