—Ben mi rammenti, o figliuola, che ancora non è passato il pericolo. Tu del vicino agitarsi non sbigottire; i miei ti difenderanno, e ti difenderà, meglio d'ogni cosa, la stretta in cui saran posti i nemici.

—Potess'io combattere!

—Prega.

—Oh sì, per il padre insieme e per voi.

—Buona Matilde! Tu se' la figliuola mia, non è egli vero? Chiamami dunque padre.»

E mentr'egli la baciava in fronte, Matilde, abbassando il viso, lo chiamava col nome di padre. E pur tuttavia la speranza, come il più leggiero degli affetti, galleggiava sull'anima di lei: al che le giovava non conoscere il duca, nè le vie lunghe e segrete della sventura, e il credere con tutta l'anima in Dio.


Consolato dell'aver consolata un'anima, l'Oricellai moveva Oltrarno verso le case dei Bardi, che l'alba appena vinceva le stelle: e gli uccelletti la chiamavano con ancora sommessi e radi canti; e il vento piegava le cime degli alberi che pareva se ne lamentassero con basso stormire. E' fermò un poco il passo sul ponte di Santa-Trinita, e guardò al fiume pensando: «Oggi forse uscirai fuor di porta tinto di sangue: forse me pure voltolerai fra' tuoi sassi; poi, stanco della preda, mi lascerai sotto qualche macchia di Valdarno. E chi sa quanti ch'ora dormono, o vegliano sognando vendetta, stassera dormiranno sopra un letto di carne umana e di sangue!» Volse il viso alle sue case, pensò alle figliuole e alla moglie; e guardando il cielo: «Signore, disse, a voi raccomando loro e l'anima mia. Fate che il mio corpo non sia strazio de' cani stranieri, ma posi onorevole nel sepolcro de' miei antichi.» E seguitava la via a capo chino: poi, volgendosi ad un rumore, gli venne guardato il tempio di Santa Reparata, e disse tra sè: «Oh se l'Acciaiuoli fosse con noi, quanta forza verrebbe alle nostre armi dalla sua croce! E' si stette sempre in disparte, quasi animale nè timido nè audace, ma astuto: e non come volpe foresta che dà a divedere l'astuzia, ma come gatto domestico e quietone, che aspetta il momento di spiegar l'ugna, e il quando non sa. Tanti vescovi trovò favoreggiatori l'iniquo, e la misera città nostra non avrà il suo per sè!» Così pensando entrava alle case de' Bardi, dov'erano già radunati, o venivano mano mano, molti de' Rossi, e de' Frescobaldi, Vieri degli Scali; poi parecchi della seconda e della terza congiura. Seduti ch'e' furono, Andrea di Filippo de' Bardi incominciò:

«Cittadini e fratelli, poichè l'estremo pericolo minaccia la patria, noi senza molte parole v'annunziamo essere pronti ad opporgli i petti nostri; noi Bardi e consorti, Frescobaldi e consorti, Rossi e consorti, gli Scali ed altri; tutti d'una setta e d'uno animo. E voi all'opera fraterna invitiamo; e con voi facciamo comuni le armi, l'amore, la gloria, la morte.»

E Tile de' Benzi de' Cavicciuli levatosi, disse così: «Noi vi rendiamo grazie, o cittadini e fratelli, della profferta vostra, e di buono animo l'accettiamo: e io, col consentimento di quelli della mia setta, fo manifesto a voi come in altra parte della città gli animi erano all'impresa medesima apparecchiati; i Donati, i Pazzi, parecchi degli Albizzi, io parlante, e molti de' miei. Che se, giorni fa, interrogato da voi, messere Filippo Bordoni, io tacqui, fu per serbare il giuramento dato alla mia setta sopra i sacrosanti vangeli.»