—Tu ti fai giuoco di me. Or bene, io ti sarò madre. Promettimi, o mio giovanetto, che se il pericolo sopravviene, tu fuggirai qui da me.

—No, il luogo mio è presso al duca.

—Ma non usciresti a combattere?

—Non è il mestier mio cotesto.

—E qual è il tuo mestiere?» disse soprapensiero la donna: poi ravvedendosi, volle rinvolgere la parola, già volata, in un bacio: ma il giovane ferito, la respinse con un «Eh lasciami»; e uscì. Ella rimase a piangere.


Al tocco di nona fu un gran rumore in porta San Piero. Un fattore di bottega s'era messo a gridare al fattore vicino in mezzo la via: «E i' ti dico che noi non siamo più Fiorentini, ma Francesi, dacchè Francese è il signore nostro: e chi si dice Fiorentino, è nemico della città.

—Oh chi lo nega! gridava l'altro a tutta voce. No' siamo Francesi, lo so.»

E il primo: «Tu ti fai beffe di me; ma tu non di' quel che tu pensi, e tu menti per la gola.»

E l'altro: «E io dico che Fiorenza non è più Fiorenza, e che tu se' un villano uomo, e la feccia di porta San Piero.»