—Messere, Fiorenza non si muove se tutta non si duole.

—E la credi tu mossa?

—Un po' più. Non sentite?

—Ma credi tu facciano daddovero?

—E' pare.

—Giovanacci! Teste che a un soffio vanno via! Ma i vecchi che veggono dinanzi e di dietro, e guardano come aggiustare alla meglio il capo e la coda delle cose, non possono altro che piangere di tali mattie.

—Veramente la guerra è cosa dura: ma fatto è che nella mischia son pure de' vecchi, messere.

—Che pensi tu fare?

—Io sto a vedere. Giova certamente, per tale uomo qual è il signor nostro, soffrire disagio. Non è già egli cagione di ciò, ma coloro che ci cacciano addosso, quasi mastino, la discordia, a noi che cignali non siamo. Fin che il duca rimane signore nostro col consentimento del popolo di Fiorenza, io sto da lui; imperocchè sto col popolo. Ma se il popolo muta e grida, muoja il duca! io non griderò, muoja il duca; ma sto col popolo. Ed eccovi, messere, l'umile parer mio.

—Certamente, il popolo è sempre popolo.