—Prometto.
—Or accorrete. Io vi allaccierò di mia mano quest'elmo. Ma gli è troppo peso: e non lo posso.»
Rinaldo l'adattò da sè, ed ella glielo allacciò, lagrimando tacite lagrime, che le velavano la vista di lui: e Rinaldo la mirava con un certo come spavento di gioja e di pietà. Poichè la fanciulla ebbe guardato bene se l'elmo commettesse colla corazza, da non lasciare via al ferro, spiccò dal chiodo la spada, e disse: «Spada del mio nemico, io ti bacio.»
A cui Rinaldo: «Del vostro nemico?» E, com'uomo che torni stanco dalla battaglia, sedette abbandonatamente, lasciando cadere sullo scanno le mani sonanti de' guanti ferrei: e la guardava sbigottito.
Ella, come ferita da subita punta, gridò: «E il padre mio?» Balzò in piedi Rinaldo, afferrò la lancia accosta alla parete, e senza volgerle un guardo, uscì correndo. La fanciulla, fatti barcollone pochi passi per la stanza, si buttò bocconi a piedi del letto; quivi stette lungamente sopita in letargo pieno d'imagini strane e fuggevoli: poi, di subito, quasi desta, si diede alla fuga; e come chi scampi alle fiamme ondeggianti dietrogli, risalì le sue scale.
La zuffa, dispersa già, s'accoglieva, come torrente alla china, verso la piazza del palagio de' priori. Son già sbarrate e afforzate le bocche delle dodici vie che menano a quella. Ferivano i Francesi, ma non insultavano ai cittadini feriti, chè la stretta del pericolo non dava spazio ai tristi tripudii della vittoria.
Visto che il confuso azzuffarsi noceva ai men pratichi, gli esperti impediva; gli Adimari ordinarono la battaglia così: i cavalieri da Calimala, i saettieri da San Piero Scheraggio, dal Gardingo i fanti, là dove il circuito del palagio mal difendevano nuove torri non finite e nuovi barbacani. Ne' luoghi detti si ritiravano a riposarsi: ma rinfrescati, s'avanzavano con alterna vicenda nel mezzo della piazza, ora i saettieri difesi dagli scudi de' fanti, ora i fanti addopati ai cavalieri, or soli questi. Fra' cavalieri Francesco Brunelleschi combatteva de' primi: e senza parola (chè ogni parola alla condizion sua stimava interdetta), ma con l'esempio incorava i cittadini; e a qual vedesse pericolante in disuguale conflitto, soccorreva; e i feriti traeva di sue mani di sotto ai pie' de' cavalli e de' fanti: feroce come leone, tenero come madre. Tanto può, a rinnovellare un'anima, il ben sentito rimorso! Bindo de' Pazzi con impeto di Francese si slanciava tra i Borgognoni: e se la lunga lancia del Brunelleschi non era, due volte e' sarebbe rimaso nella rete della morte. Ma quando un acuto quadrello dalla torre gli diede tra la visiera e l'elmetto, e s'infisse sopra la tempia, allora il giovane, nuovo del dolore, portato fuor della mischia, urlava miseramente, dimentico d'ogni baldanza. Ma il Brunelleschi alzò gli occhi al cielo, e disse in suo cuore: «Se tanto è del dolore, or che dovrebb'essere del rimorso?»
Più e più s'empiva di combattenti la piazza, come di gente convitata a banchetto. Quando la porta del palagio s'apre; e un contestabile francese viene facendo cenno di parlamento: ma le saette e le grida lo investirono da ogni parte; onde a lui parve lunga corsa que' due passi da fare per ritrarsi tanto che la porta fosse richiusa, e posto in sicuro il suo nobile corpo.
Già parecchi i morti, e molti i feriti: e la strage veniva densa dal palagio fornito di molto saettamento. Quando il palagio era per vomitare le quadrella, a un segno non veduto dai nostri, i Borgognoni si ritiravano da' due lati; e vie prima che si sentisse lo stridore, veniva la morte. Allorchè, sgomento dal grandinare, il popolo indietreggiava, i Borgognoni facevan impeto in lui con grand'urla, difesi da larghi scudi, o da rotelle lucenti; armati, altri di mazza con punta, altri di tonda; e chi di spada veloce a due tagli, chi di ferro scanalato, chi di lama che più s'allarga quanto più si parte dall'elsa. Ma come serpente che minacciato s'aggroviglia in sè stesso, poi tutto si snoda, e ritto riassale; tale era il popolo, cui l'anima volonterosa insegnava come si possa contra gente agguerrita reggere validamente la guerra. E sottentravano a ribattere gl'incorrenti, a raccorre i feriti e i morti; i quali su un carro, confusi in mucchio, erano portati, questi a Santa Reparata all'onore dell'ultime preci, quelli allo spedale vicin della chiesa. Nobiltà e plebe, ricchezza e povertà agonizzavano ammonticchiati sulla medesima carretta; e spesso i piedi d'un carbonajo battevano, convulsi, nel viso ad un cavaliere. Nel sottrarre i morti loro, tiravano e talun de' Francesi o per le gambe, o per le creste dell'elmo (e talvolta il vuoto elmo seguiva solo le mani de' combattenti che lo lanciavano oltre le sbarre sdegnosi): ma tirato dietro i serragli il cadavere, gli spogliavano gli schinieri giunti con fibbia d'argento, e le spade d'argento ornate, e i gangheri d'oro del fermaglio, trapunto con vario lavoro, e a san Giovanni li votavano o a Nostra Donna.