Queste semplici parole furono più soavi a dire e a udire che in altri tempi non fosse ogni civile vittoria delle più gloriose: nè tanto Farinata godè a Montaperti della debellata, quanto il Salimbeni ora della soccorsa Fiorenza. Il vescovo a lui rispose:

«Non vi desideriamo, onorevoli cittadini, tali occasioni quale questa è, da provare la fede nostra; ma questo vi promettiamo, che ogni pericolo della vostra repubblica sarà da Fiorenza tenuto siccome suo. Io intanto e questi cittadini presenti a voi, nel nome del Comune, con leal cuore vi ringraziamo del buono animo vostro: e al popolo e al Comune di Siena ogni bene e grandezza dal misericordioso Iddio, e dalla Vergine, vostra signora e nostra, imploriamo.»

Vennero i Samminiatesi, vennero i Pratesi domenica mattina, co' loro soccorsi: venne il conte Simone da Battifolle, venerabile vecchio, e Guido nepote suo. E con forte voce ma tremante per la lieta turbazione dell'animo, il conte disse così:

«Ringrazio Dio che ha serbata la mia canizie a questo giorno tanto fortunato alla vostra città, degna figliuola ed erede della libertà e gentilezza di Roma. E mi sarebbe doluto morire, e la vostra diletta repubblica, sì lungo tempo durata in grande libertà, lasciar tuttavia sotto la mannaia di straniero carnefice. Ormai, magnifici cittadini del Comune di Fiorenza, i' non morrò a tale ora ch'io consolato non muoja, perchè gli occhi miei hanno vedute le bandiere del vostro popolo spiegate di nuovo in sulle torri dell'antica città. E m'è grato che questi pochi guerrieri, da me condotti come soccorritori alla battaglia, giungano testimoni della vittoria.»

A lui il vescovo: «Iddio benedica, o signore, la vostra vecchiezza, e la bontà dell'animo vostro.»—E voleva seguitare; ma non trovava parole che dicessero più nè meglio di queste poche: quando l'affollarsi intorno al nobile vecchio de' cittadini affettuosi, tolse l'Acciaiuoli d'impaccio.


E la domenica al tardi e il lunedì concorrevano da tutte le porte i contadini armati, chi per cenno de' loro signori, i più per devozione al Comune; vogliosi di sentire l'odore della battaglia, ora (nella gioja) dolenti quasi della non da sè cooperata vittoria. Mezzo ignudi taluni: ma sotto a que' cenci batteva un cuore d'uomo franco e di cristiano, credente nelle forze del Comune e nel nome della libertà. I sacerdoti, sopra tutti, accoglievano con amore que' poveretti; e al vederne le torme, non fiacche ma ubbidienti con altera docilità al ben compreso comando, e che movevansi da spontaneo impeto concitate, godevano in cuore. Chi dell'armatura guerriera non aveva che l'elmo, chi soli i cosciali, chi un pavese arrugginito: ma le falci erano lucenti, e taglienti le accette, e gli archi fecondi di certa saetta. E dicevano in loro schietto e potente linguaggio, dello sbarbare la mala erba francese, e del potare i rami fradici dalla buona pianta. Ad un setaiuolo brillo, il qual si faceva beffe della veneranda e terribile semplicità di costoro, e si lasciava fuggire parole pericolose in dì di vittoria popolare, sicure il dì poi; un contadino cencioso ma pulito de' suoi cenci, guatando bieco ma freddo, rispose: «Se vo' sapeste vivere come noi viviamo, non fradici di vino, e rimpinzati d'untuosi banchetti, e invidiosi, e peccatori; vo' non correreste rischio di perdere ad ogn'istante la vostra libertà e de' figliuoli vostri. Perchè la maledizione di Dio v'entra in città, come la pestilenza, cucita in quegli abiti foderati di vaio e d'ermellini. O anime di volpi, gente vestita d'orgoglio, e addobbata di male frodi!»—E' voleva seguitare, quando il briaco gli si avventò per zombarlo: ma il contadino non degnava adoprare l'accetta. Ed ecco gente venne che, gridando, fece fuggire lo sbeffeggiatore briaco, il quale, inciampato in un sasso, cascò come morto.


L'Acciaiuoli, con altri buoni cittadini, grandi e popolani, fecero richiedere quanta sapevano buona gente, e bandire parlamento per riformare lo stato della città. Il lunedì, furono congregati nella chiesa di Santa Reparata, tutti in arme; e chi non poteva le armi per ferita toccata in battaglia, avevano ripresi gli abiti all'antica foggia fiorentina. Grandi e popolani senza distinzione si sedevano là dove trovassero il luogo libero; e i più potenti parevano ambire il men alto. Sedie onorevoli erano serbate agli ambasciadori di Siena, e a' condottieri degli altri soccorsi; ma parve loro più bello confondersi ai cittadini. Il vescovo parlò, e disse: