Ritornò. Fosse nuova speranza scesa in cuore a Gualtieri, fosse consiglio de' suoi, fosse astuzia per ottenere patti men duri, fosse superbia dell'animo inalberato dalla sventura, e' disse al conte ch'entrava: «Non posso. Invocato, esaltato sopra la condizione di re, io entrai nella città di Fiorenza: uscirne a guisa di fellone non è dell'onore del mio sangue regio.»

Il conte, parco di rimproveri importuni e crudeli, non rispose a questo; ma disse: «Pensate, messere, che quest'unica porta vi rimane all'uscita.

—Condizioni io voglio, degne della stima in cui m'ebbero insino a questo dì i Fiorentini.

—Condizioni potete, o duca, proporre, e io rapportare: con quale speranza, non so. Meglio sarà ne abbiate parola con alcuno della balìa, che potranno più speditamente o accettarle o farne altro. Perchè già il pericolo stringe: e di qui sentite le grida. Or con quale della balìa piace a voi, signore, tenere discorso?

—Con messere Simone Peruzzi.»

Il Peruzzi, già de' fautori del duca, assumeva di mal cuore in sè quest'uffizio: ma gli altri ve l'incuorarono; perchè que' savi cittadini stimavano essere buona cosa mostrare fede in uomo non sicuro, ma per altro non tristo; segnatamente laddove il sospetto accenda gli odii, e la fede non porti pericolo. Visto entrare il Peruzzi, Gualtieri l'accolse con più dimostrazioni d'affetto che non avesse il tetro uomo usate mai a donna bramata; e rammentò gli obblighi che lui duca stringevano alla casa Peruzzi. Il cittadino taceva. Ma quando il Francese si buttò alle promesse (che nulla costano ai tristi, ma a lui costavano molto, perch'erano confessione di paura); il Peruzzi rispose:

«Sire, molte cose voi prometteste a Fiorenza, molte a' suoi cittadini; molte e grandi, e contrarie fra sè.

—La novità del governare e l'impeto francese, confesso, mi trasviò: ma rinnoviamo la prova.

—Non si rinnovano, sire, prove di sangue. I Fiorentini hanno nome di ciechi, ma non di stupidi.»

Allora il duca quasi supplichevole: «Messere Simone Peruzzi, voi siete cittadino di repubblica: ma cittadino fiorentino ha spiriti regii, e sente quello ch'è debito e innato ad ogni umana maestà. Vo' vedete che cedere a questo modo io non posso. Proponete quali vi piacciano patti, purchè patti siano, purchè un trattato si faccia tra il duca d'Atene e il Comune della città di Fiorenza.