Gli furono sopra: e con tale impeto premettero a lui, l'atterrarono e gli cascarono addosso, un sull'altro ammontati, che, soffocandolo prima di ferirlo, gli risparmiarono l'atroce agonia. Nè soli gli uomini del minuto popolo, ma (come a più delicato convito) ebbero parte a quella carneficina taluni degli Altoviti, de' Medici, degli Oricellai (repugnanti i loro consorti.) E i nobili più si ruppero a quella vendetta. Cacciarono nelle floride membra i coltelli, le coltelle, le spade, le mani; e togliendosi l'uno all'altro di sotto quel tesoro di maledizione, tagliarono in prima, poi squarciarono, poi sbranarono. Il bianco viso, tinto del sangue dell'altre membra lacerate; la bocca mezzo aperta, come per ricercare il forte alito, sì presto fuggito; la testa ch'or sull'uno or sull'altr'omero spenzolava, ultimi rimanevano al fiero strazio. Gli strapparono i be' capelli dal capo, come il villano strappa dal suolo diletto le male erbe aborrite: e la lingua tagliata recarono in cima a una lancia. Avevano già prima rotto, siccome tronco di giovane e pur robusto arbuscello, l'osso sacro; e fra costola e costola ficcati i ferri, come per cercarvi un vestigio di vita, o la voluttà della vendetta che pur non trovavano. I consorti del Cini, nobili terrazzani, schernivano dicendo: «Ve' il bello cavaliere! ve' com'e' tende le mani supino; come ubbidisce ad ogni urto che lo spinga, a ogni ferro che lo divida!»

E ad ogni colpo posavano, e riguardavano come per vederne l'effetto: al modo che fa il buono scultore che, digrossando la mole del marmo, a ogni tratto ferma la mano, e riguarda se l'opera risponda all'idea. Parecchi col giovane sangue andavano disegnando per terra il giglio rosso, o scrivevano sulle muraglie libertà. E d'orme di vendetta rosseggiava la piazza, rosseggiavano le prossime vie.


Ma il fumo di servitù che manda al cielo quel sangue, non involge intera Fiorenza. Molti per alterezza d'animo schivo, molti per senso di pietà umana, molti più per carità di cristiani, aborrivano da que' furori. E intanto che alla piazza colavano, come a cloaca, gli odii dell'ampia città, nelle case, ne' chiostri, ne' templi, molte anime buone entro al chiuso petto sacrificavano un sacrifizio di pace. Pochi, è vero, o nessuno sentiva assai profondamente (Dio solo misura tutt'intero l'abisso del male, e l'altezza del bene) quanto rea cosa fosse la vendetta consumata in nome della libertà: pochi vedevano, o nessuno, di quanta messe di spade tiranne dovesse fecondare la terra quel sangue che, versato, macchiava tante mani, tant'anime, tante idee. Pochi, o nessuno; perchè tutti, anco i buoni, vivono la vita dell'età loro, e (comechè possano rinchiudersi in monda cella, o spaziare con l'occhio da un'ardua e salubre cima) un orizzonte medesimo, una medesim'aria li circonda e li copre. Pochi, o nessuno: ma un sentimento ineffabile di paura e di sciagura, quasi alito ch'esca di cadavere non visto e non sospettato, affannava le anime buone a que' truci spettacoli; e faceva la preghiera loro più mesta, più sollecita, più amorosa, più umile, più gentile. Così dal male stesso, quasi rosa dal concio, fiorisce il bene; e il dissolversi degli spiriti rei rinvigorisce i buoni; e il merito, raccolto in pochi, com'oro purgato da fiamma, in loro si condensa più schietto.


Un grido si leva, e mille lo seguono: «Il padre!» Onde i Borgognoni, temendo le scuri non si volgessero contro le porte, corsero alla stanza ov'era il bargello, e lui, cascato per terra, con la schiuma alla bocca, presero a furia, e scesero come corpo morto. Le braccia e le gambe spenzoloni radevano gli scalini, e percotevano in quelli. Alla qual vista Rinaldo d'Altavilla e il Ciavignì inorridirono. Quando l'antiporto s'aperse, la plebe, avventandosi a rincontro dell'uomo odiato, quasi si cacciava in palazzo: ma i Borgognoni per istornarnela, palleggiato il corpo del conservadore, lo lanciarono di botto giù per la ringhiera, come a cane si scaglia un sasso lontano perchè lo morda. Nel ruzzolare ch'e' fece per gli scaglioni, tinti del sangue del figliuolo, il vecchio rinvenne in sè, e aperse gli occhi gravi, appunto quando cento braccia e cento ferri a lui sovrastavano, minacciando ciascuno un proprio tormento. Ferirono molti a un tratto: poi diedero luogo agl'incalzanti, che rallargarono le ferite, ma senza farle mortali, perchè pareva avessero patteggiato di bere questo secondo calice a sorsi. Odio nel figliuolo, nel padre sentivano odio e disprezzo: però con le ferite venivan gli sputi e i vituperii, e il rammemorargli le sue crudeltà. Egli (riscossigli dal rimorso gli spiriti) intendeva ogni parola, sentiva ogni spasimo: chè già i veri spasimi gl'incominciano. Ferito da un'affilata forca guerriera in un nervo delle tempie, e da una lunga partigiana da caccia nella nuca, incominciò a tremar tutto, e la vita a risolversi, e rattrarsi le mani, e il corpo rattrappirsi, e i denti serrati dirugginarsi. Ma mentre infierivano, s'avvidero a un tratto che in lui ogni alito di vita era spento. Allora tagliatagli la testa, e presala pe' radi capelli, la mostravano in alto, come i fanciulli fanno di presente ottenuto; e cacciavano strilli senza umana parola. Fu chi le crude carni addentò, e nel gialliccio fegato del bargello mettendo il morso, ne sentì con gioja l'amaro. In cima agli spuntoni, alle picche, alle lancie, alle labarde mostravano chi l'uno e chi l'altro brano del padre e del figliuolo per le vie di qua e di là d'Arno. Le genti a vedere; e le donne a compiangere il giovanetto. Nè mancò chi portasse a casa, quasi lacchezzo squisito, alcuna parte della preda sanguinosa; e, dopo avere con mani sozze di strage abbracciati i figliuoli e la moglie, le carni ancora palpitanti arrostisse.


La trista processione menata per la città, la stanchezza dell'odio, e il sopravvenir della notte, fecero uscir di mente ai furibondi il terzo trastullo, la testa di Cerrettieri Visdomini: come fanciulli, che nel piagnucolare per cosa desiderata s'addormentano; o come briachi che facile si sviano dal pensiero, nel quale infuriavano or ora. Cerrettieri aveva tanto ruminata la morte, che quasi l'aveva digesta. E pentitosi come meglio sapeva, e raccomandatosi ai Santi, con paurosa ma viva fiducia, se ne stava nulla sperando, pensando nulla, già più non sentendo sè stesso, quasi come è da credere che il feto stia nel ventre materno. Quando messer Piero de' Bardi e il barone di Ciavignì vennero frettolosi, e lo imbacuccarono in un abito di masnadiere; e per il buio della mezzanotte il Bardi, presolo a braccio, lo strascinò alle sue case. A lui pareva sempre scendere le mortali scale del palazzo, e cascar sotto a' ferri famelici; e quella scesa gli sembrava lunghissima, insopportabile quell'aspettazione affannosa. Andava, con gli occhi velati e con le gambe come impastoiate, tentennando, e taceva trasognato. Gli altri de' Bardi nol vollero vedere: sole le donne (fosse voglia di vista strana, o pietà) s'affacciarono mute a mirare quel viso trasfigurito già dal peccato, ora dalla pena del peccato; pallido, ma nel lividoso pallore chiazzato di rossaccio; quelle labbra pendenti, quel cadavere che si moveva. Egli le guardava, com'uomo che più non ha conoscenza; ma ad ora ad ora chinava gli occhi, quasi si vergognasse. Il priore di sa' Jacopo, il Frescobaldi, spontaneo venne; e parlandogli di Dio, sollevò un poco quell'anima sprofondata in sè stessa. Ma perchè le case de' Bardi non parevano sicuro rifugio, i parenti di lui, vestitolo da contadino, lo menarono la seguente notte in una prossima villa. Quali pensieri agitasse, avvolto in que' cenci, il gentiluomo superbo, il turpe consigliere dello straniero tiranno, chi sa?