Ma tra la gioja, e le doglianze della non piena vendetta, altre lamentanze gravi facevansi sentire; il minuto popolo diffidava dei grandi e de' popolani ricchi, e questi dei grandi e del minuto popolo, e i grandi d'ogni razza di popolo, cencioso o no. Chi voleva i diciannove gonfalonieri delle compagnie, a modo del popolo vecchio; chi, otto priori popolani, due per quartiere, col gonfaloniere, com'era prima; altri, non escludeva dal governo i grandi, ma chiedeva che alcuni buoni popolani fossero aggiunti, i quali consigliassero i priori, nè senza loro consentimento potessero questi fare deliberazione grave: chi voleva l'intricata riformagione del MCCCXXVIII co' suoi tanti squittinii: altri, che i priori nuovi eleggessero i successori per lo avvenire; e i nuovi scelti fossero tratti a sorte di tempo in tempo, siccome era stato altra volta tentato con mala fine: chi ritornare cencinquant'anni addietro, ed eleggere consoli, con senato di cento buoni uomini; e l'uffizio de' consoli durasse un anno o più, e rendessero giustizia, senza podestà forestiero. E di tali differenze le diffidenze si alimentavano; e non erano ancora discordie, ma le discordie si venivano preparando; come quando arde il sole sereno, e trae in alto i vapori, materia di subitane tempeste. Le gelosie e le ignoranze del popolo, le gelosie e l'imperizie de' popolani ricchi, le gelosie e gli orgogli de' grandi, fomentava la inquieta blaterazione de' giuristi e de' saputi d'ogni maniera, i quali ne' reggimenti degli stati sono come cani che si cacciano tra le gambe a chi va, e ritardando l'irritano.
Due giorni ancora stette Gualtieri con la sua privata famiglia in palagio, sbalordito di sbigottimento, inchiodato dalla paura, forse invescato da una cieca, e a sè stesso ignota speranza, che, nell'orgoglio così come nell'amore delusi, è più credula quanto più vana. Sperava, non tanto nei soccorsi di fuori, non tanto nei vecchi partigiani suoi dentro, quanto nelle discordie fiorentine, radice vera alla sua potestà e de' suoi pari. Al presente, così diverso da tutto il passato, non dava fede, nell'atto di toccarlo con mano; non dava fede, a sè stesso: e credeva intanto fortune incredibili nella rovina estrema; dacchè colpa e pena dei tristi è pretendere dagli uomini e dal cielo miracoli, che i buoni appena ne sarebbero meritevoli, e pur non li sognano. D'ora in ora strascinava, quasi serpe fiaccata, le sue speranze; e il protrarre a qualunque costo le vituperose dimore nella città, gli pareva ingegnoso e bello; come il reo condannato a morte, il quale s'ingegna d'allungare la via che è fra le tenebre della carcere e le tenebre del sepolcro.
Chiamava a sè or l'uno or l'altro de' cittadini, quando dei già più devoti, e quando dei più avversi; e quelli rifuggivano dal vederlo, per vergogna del popolo e di sè, questi per compassione più che per ribrezzo; quelli più superbi di questi: ed egli, nelle parole avido, altero nell'aspetto, pareva sentirsi signore tuttavia, come francese di spiriti e uso al comando, e che de' cenni a sommo studio imperiosi, e impetuosi a freddo, faceva già arte di regno. E così in quel brigare seco stesso, distraeva l'anima dal senso dell'onta propria, e dei rimorsi; e nel parer meno abietto, era più. Così il naufrago, pieno ancora di vita i polsi e il petto, combatte con l'onde, che gli soffogano, prima che la speranza, la vita.
Alla fine, il dì sesto d'agosto, uscì co' Sanesi, col conte Simone, con molti nobili e popolani, deputati a ciò dal Comune. Era seco il barone di Ciavignì, fattogli dalla sventura, non amico, ma pio. E Rinaldo d'Altavilla che, uscito già di palagio, si disponeva a rimanere in Fiorenza a' preghi de' buoni cittadini, volle tenergli compagnia, e consolarlo di compassione, non loquace e non oltraggiosa. L'ora del dì, e il disprezzo ormai pieno, sottentrato all'odio, fecero a Gualtieri l'uscita tranquilla. Degli uomini, i più lo guardavano un tratto, per figgersi bene in mente l'imagine dell'animale mal grazioso e maligno, e dipingerla ai figliuoli e ai nepoti; altri al vederlo si voltavano in là: le femmine, andando al mercato s'affisavano in lui, come si fa in bruttezza spiacente, ma che pure incanta a riguardare, e dicevano: «Fosse stata almen bella la fiera ch'avevam tolto a pascere! Quando prendi un signore a vita, prendilo almeno che non paia la morte. I' credo che Fiorenza abbia avuto un anno a rettore il più brutto cristiano del mondo.»
Partito ch'e' fu, i cittadini si disarmarono, disfecersi i serragli, i contadini si partirono e i forestieri con molti abbracciamenti: apersersi le botteghe; e ciascuno attese a suo mestiere e arte. Il Comune ordinò che la festa di sant'Anna, in memoria della liberata città, si osservasse come pasqua sempre, e celebrassesi grande uffizio, e solenne offerta dal Comune e da tutte le arti. E per rimeritare il buono amore del conte da Battifolle, fu deliberato, gli si rendessero le molte terre prese, e non mai stategli pagate dalla città di Fiorenza. Poi commisero a messer Pino degli Alberti e a messer Niccolò Guicciardini, inviati presso il pontefice, dessero notizia della cacciata del duca, e delle ragioni che a ciò fare condussero la città. Nè sappiamo che il pontefice scomunicasse o la città o gl'inviati. Messere Giannozzo Cavalcanti promise scrivere della cosa a Francesco Petrarca; e sperava da lui o una canzone, o, meglio, una lettera latina, in quel pulito stile (diceva egli) e alto dettato ch'è proprio a messer Francesco, e con eccellenti sentenze e autorità.
Quel dì stesso il vescovo, celebrato uffizio solenne, parlò al popolo congregato: e come uomo savio, poco disse della consumata vittoria, molto degl'incomincianti pericoli; dimostrò, come sempre, dov'è discordia, ivi è debolezza; confortò a dibarbare dall'animo le minute radici della diffidenza, che poi vengono pullulando in piante uggiose e mortifere; non tenessero dentro il mal pensiero, ma con parole misurate ed aperte lo esprimessero; se dell'esprimerlo vergognavano, segno che il pensiero era vile: non con insidie nè con minaccie nè con armi, ma con la persuasione inducessero altrui nella opinione propria; eleggessero, in caso di differenza, arbitri da ambe le parti avuti in onore; dalle vecchie memorie cogliessero le nobili ed amorose, le altre in oblivione lasciassero; in ogni cosa osservassero carità; fossero franchi e interi, e di buono consiglio. Soggiunse: