— Fucilato! — esclamò lei. — E i suoi compagni che, ho inteso dire, s’aggirano per questi luoghi, lo avrebbero lasciato fucilare standosene con le mani in mano? Quanti, quanti di voi sarebbero stati scannati prima che a quello lì fosse torto un capello!

— Come parli! — disse il sergente sorpreso e guardando fisamente la giovane donna. — Si direbbe che...

— Si direbbe che io infine son dello stesso sangue di coloro che voi perseguitate... Si direbbe che se io avessi una carabina ed un pugnale, dieci di voialtri...

— Ma non furono coloro che noi perseguitiamo, che ti costrinsero a fuggire dal tuo paese?

— È vero, è vero... furono essi, proprio essi! — fece lei mutando tono di voce e mordendosi le labbra. — Ma sai, ho lo spirito un po’ bizzarro, e poi devi pur comprendere che stanotte, mentre noi due ce la discorreremo, il pensiero che vicino a noi ci è un povero prigioniero... Ma non pensare a quel che ti ho detto... Ho lo spirito un po’ bizzarro, ripeto...

— Io penso che ti voglio bene — mormoro lui tornando ad avvicinarsele e ridivenendo carezzoso e supplichevole — penso che non ho mai amato una donna così! E non sarai cattiva con me stanotte, non sarai cattiva? Comprendi a qual rischio mi espongo per te, lo comprendi? Sarei degradato, sarei fucilato, lo comprendi tu? se si venisse a sapere...

— E le chiavi della prigione chi le custodisce? — domandò lei sbadatamente.

— Le custodisce il sergente di guardia — rispose il giovane che aveva preso una mano della donna e l’andava attirando a sè, mentre ella lasciava fare onde non prestasse attenzione alle sue domande. — Comprendi perciò quale sia la responsabilità del capo posto.

— Ci è da... temere che il prigioniero possa fuggire? — disse lei, mentre il sergente le poggiava il capo sul seno con gli occhi accesi dal desiderio.

Il sergente a queste parole, pure a mezzo della sua ebbrezza sussultò.