— Questa qui — disse lui mostrandone una — apre La porticina che dà sullo spiazzo dietro il castello; quest’altra la porta che dà nell’antisala della prigione.

L’aveva stretta alla vita e accostava sempre più il viso infiammato al viso di lei, mormorando:

— Questa notte, quando tuo nonno sarà in preda al sonno, lascerò aperta la porticina che dà nel corpo di guardia... Io sarò là solo, chè avrò cura d’ubbriacare i compagni, i quali andranno a dormire sull’intavolato della camera attigua. Hai compreso?

Già le sue labbra sfioravano quelle di lei che con un urto poderoso si liberò dal giovane, e guardandolo con occhi infiammati d’ira:

— Sai ch’io son buona a tirarti il collo come si fa ad un pollastro? — gli gridò.

Il sergentino, sbalordito, rimase senza parola chè non sapeva spiegarsi i subiti mutamenti di quella ragazza, il cui sguardo talvolta lo spaventava. Tornò ad accostarsi umile e dimesso, dicendo con voce piagnucolosa:

— Ma... io credevo... m’era parso... Perchè dunque con tanti stenti mi son procurato le chiavi? Vorrai essere così cattiva anche questa notte, quando saremo soli, quando tutti dormiranno, tanto che neanche il cannone li sveglierebbe?

Ella si era rabbonita; anzi, esagerando il pentimento con le leziosaggini, lanciò un’occhiata al giovane; poi, sorridendo maliziosamente, gli domandò:

— Ma il prigioniero... perchè, se ho ben compreso, il prigioniero è chiuso nella camera attigua..., non sentirà egli le... le nostre parole?

— Dormirà anche lui... eppoi, avrà ben altro pel capo. Doveva esser fucilato stamane, ma non so perchè, il Consiglio che si era riunito, si sciolse, e il prigioniero fu ricondotto in carcere.