— Vado — disse Pietro avviandosi verso la porta.

— Lascia qui cotesta bisaccia. È un’imprudenza farti vedere con essa sempre addosso. Si potrebbe sospettare che tu vi nasconda chi sa che cosa.

— È vero. Pure vi sono tante cosucce mie dalle quali non mi sono mai distaccato.

— Che temi tu, che temi? — esclamò lei stornando gli occhi da quelli di Pietro, quasi temesse ch’egli le leggesse nell’anima.

— Nulla temo. A prescindere che ti so leale, che ne faresti tu delle cosucce mie?

— Ecco: che ne farei?

— Con gli altri non l’avrei tanta fiducia. Sperando di trovarvi del denaro, non mancherebbero di frugarvi dentro.

— Vai dunque che è tardi.

Egli depose la bisaccia ed uscì richiudendo dietro di sè la porta.

Vittoria non si mosse dal lettuccio su cui sedeva. La rivelazione della nascita e del vero nome di Riccardo non l’aveva sorpresa. Nata anch’essa da famiglia cospicua non subiva il fascino dei titoli e della nobiltà, e più volte aveva pensato che al certo figlio di signori esser doveva quel giovane di modi e di aspetto così diversi dagli altri capibanda. Ma il sapere che egli covava nell’anima un amore che era un’idealità più che una passione di quelle le quali torturano le carni e sconvolgono il cervello, le aveva prodotto nel cuore una ferita che le dava un dolore non mai provato. Quantunque non avesse mai amato e non fosse stata amata mai così come sentiva confusamente che Riccardo amava la figlia del duca, appunto per questo più viva era la sua angoscia. La passione che in essa era divampata per Riccardo fin dal primo giorno che in lui si era incontrata, si era andata a poco a poco epurando fino a divenire un sentimento profondo di devozione pel quale ella volentieri avrebbe dato la vita; ma le viscere le ardevano pur sempre di desiderio, ma le notti insonni eran pur sempre agitate da torride voglie. Pure sapendo i rapporti di lui con la Regina era giunta a non esserne gelosa, convinta che Riccardo non l’amasse d’amore, e che il fascino della regalità imperava unicamente su lui. Onde non aveva disperato di avvincerlo a sè quando con ferrea costanza gli avesse dato prova dell’amor suo, che aveva rivelato un altro essere in lei.