Un altro essere che non aveva nulla della guerrigliera feroce. La passione fin allora per lei era stata impeto prepotente del sangue, fremito convulso delle viscere, un furore come quello che nella mischia la rendeva implacabile: la gelosia era stata superbia offesa. Dell’amore non aveva mai inteso le malinconie, gli sconforti, le vaghe aspirazioni; era stata una febbre della carne, alla quale rimanevano estranei così lo spirito come il cuore. Nè aveva mai creduto che si potesse amare altrimenti, che si potesse amare con umiltà, con abnegazione, aspirando con tutta se stessa a divenire la schiava dell’uomo. Fin da quando era fuggita da casa sua, dopo consumata l’orrenda tragedia, aveva imperato financo sull’amante col coraggio, con l’audacia, ed era stata anche nelle carezze feroce e prepotente. Ella non sapeva gli abbandoni come non sapeva gli struggimenti dei desideri insoddisfatti. Era stata un uomo nell’amore come era stata un uomo in quella terribile lotta in cui uccideva sicura che presto o tardi sarebbe stata uccisa.

Lo sguardo di Riccardo aveva fatto nascere in lei quell’essere nuovo, la donna, da prima senza che ella il sentisse, poi man mano si era andato formando, ed ora ella incominciava ad averne coscienza. L’aver vissuto lontano da quel giovane aveva favorito in lei la nascita di un tale essere che per nulla toglieva all’altro di forza, di risoluzione, di ardimento. Al pensiero di lui si sentiva in preda ad una fralezza sì spirituale che fisica; ella, così gelosa dell’assoluto potere che aveva conquisato sui suoi, così aborrente da ogni dominio, vagheggiava come una voluttà ineffabile il pensiero di darsi a lui in piena balìa. Non già che le due personalità non lottassero in lei, ma ciò che vi era in essa di ferocia, di prepotenza, di volontà inflessibile era vinto dai nuovi sentimenti che quell’amore aveva fatto sorgere.

E perciò la rivelazione di Pietro il Toro le aveva messo l’inferno nell’anima. Ella era sicura di vincere con l’amor suo il cuore di Riccardo se di ogni altro affetto fosse stato sgombro. Il capriccio per lui della Regina non sarebbe durato a lungo, e forse non si sarebbero mai più incontrati; ma come vincere un amore che era divenuto parte integrante della vita di lui, un amore che aveva potuto vivere per tanti anni non sostenuto da speranza alcuna e non alimentato da nessuna dolcezza?

Ahimè, ella un tempo non l’avrebbe compreso un tale amore; le sarebbe parso folle, assurdo, indegno di un cuore maschio e saldo; ma ora lo comprendeva bene, ora che appunto simile a un tale amore era il suo, del quale sentiva tutte le amarezze e tutte le pene.

A ciò pensando fissava la bisaccia che Pietro aveva lasciato sul lettuccio. Dunque in quel sordido panno era il documento che avrebbe ridato a Riccardo un gran nome e una grande ricchezza? Il disegno del vecchio scorridore dei boschi era semplice e di sicura riuscita. Bastava che Riccardo presentasse quel documento con le prove d’esser lui l’erede legittimo dei duchi di Fagnano perchè colui che ne aveva usurpato il titolo per comporre le cose nel modo più utile per lui gli desse la figlia in isposa! Quale speranza sarebbe rimasta più a lei se Riccardo, appena evaso dalle carceri, fosse corso in Sicilia?

Non l’ambizione, ma l’amore, quell’amore senza speranza, poichè egli avrebbe visto di un tratto sfavillare tutto un avvenire di felicità sovrumana, lo avrebbe indotto a giovarsi di quel documento. Bisognava dunque sottrarlo, sottrarlo per impedire che a lei fosse tolta ogni speranza perocchè quantunque la rivelazione di Pietro il Toro le avesse aperta una profonda ferita nel cuore, pure l’animo umano è così fatto che anche nelle tenebre più fitte spera in un imminente raggio di luce.

È vero però che un’altro pericolo la minacciava: se Pietro il Toro avesse narrato a lui, come di sicuro avrebbe fatto, ciò che a lei aveva narrato, non ci era da temere che il giovane si facesse riconoscere dal padre? Ma ella respinse un tal pensiero come ingiurioso per Riccardo. No, egli non avrebbe cercato con un tal mezzo la impunità; no, mentre i suoi compagni erano perseguitati a morte, e già alcuni di essi eran caduti trafitti dalle palle francesi, egli non li avrebbe vigliaccamente rinnegati. Era tranquilla da questa parte, chè bene intuiva quanto nobile e generoso fosse il cuore dell’uomo che ella amava.

A ciò pensando, giocherellava con la corda della bisaccia che si sciolse: ella vide degli abiti, delle armi, e ficcando la mano in fondo ne trasse un portafoglio unto e bisunto che aprì. Ne tolse una carta, fatta giallognola dal tempo, la spiegò e la lesse.

— L’atto matrimoniale in piena regola! — mormorò scrollando il capo.

Era per riporla nel portafoglio quando sentì un rumore di passi. Si turbò spaventata come sorpresa in flagranza di un delitto, ella che finallora aveva affrontato imperterrita l’ira degli uomini e di Dio. Annodò le corde della bisaccia, dimenticando di rinchiudervi il portafoglio. I passi si avvicinavano; sentiva lo scricchiolio della scaletta di legno; era certo Pietro il Toro che tornava. In quel punto si accorse del portafoglio che con rapidità nascose in seno.