— A stenti ho potuto procurare due pistole ed un pugnale — disse Pietro entrando.
Ella confusa non seppe trovar parole. Come, come era mutata da quella di un tempo! Lei che non aveva mai riconosciuto altra volontà che la sua, lei che di nulla aveva avuto mai scrupolo, lei che di nulla aveva avuto mai rimorso!
— Bisogna uscire prima che la taverna si riempia di soldati — disse Pietro.
— Io son pronta — rispose Vittoria.
— Ma in somma quale è il tuo piano una volta penetrati nell’ambito della prigione?
Ella a poco a poco s’era rasserenata. Appressandosi il momento di agire ritrovava in sè la sicurezza e l’audacia che ne avevano fatto uno de’ più arditi capobanda. Scosse il capo come per mandar via la fralezza femminile, si stirò nelle membra, quasi volesse accingersi alla lotta, e traendo dal corpetto la lama di un pugnale lo brandì e diede un colpo alla parete nella quale il pugnale s’infisse.
— La mano è ancor salda — disse — e la lama robusta... Mi chiedi il mio piano? Tu fingerai di essere stanco e di dormire; quando avrò le chiavi lo prenderò per la gola, lo terrò fermo, e tu accorrerai. Il resto, secondo le circostanze.
— E... non gli farai alcun male al sergente?
— Chi sa! — rispose lei che ebbe come un sanguigno baleno negli occhi. — Dipenderà da lui. Se il sangue mi va alla testa non garantisco.
— No, ecco — disse Pietro il Toro pensoso — sarebbe sempre un tradimento.