— Ma se lui grida, se non sta fermo?

— Insomma — borbottò Pietro — è cosa che ti riguarda. Agirai come la prudenza ti detterà. Io sarò tutto orecchi, pur facendo risuonare il castello dei miei russi sonori, e se anche si dovessero infrangere sbarre e catenacci, non per nulla son detto Pietro il Toro.

Era già da un pezzo calata la notte, una notte senza stelle. Le trombe avevano suonato il silenzio ed il castello pareva immerso nel sonno. Anche la taverna di massaro Cicco era chiusa.

Per lo spazio dietro il castello si aggiravano due ombre, tenendosi per prudenza in fondo, presso i sentieri che conducevano al bosco.

— Se il sergente è impedito? Se non può venire? — disse Pietro il Toro.

— Non ci resta che raccogliere gli amici che vagano per questi dintorni aspettando il nostro segnale, e piombare sui Francesi quando lo trarranno dal carcere per...

— Oppure presentarmi al duca con Carmine, del quale andrò in cerca, per dirgli che il prigioniero è suo figlio.

Vittoria non rispose; guardava intanto col cuore negli occhi il castello. Avrebbe dato tutta la sua vita per vederne uscire il sergente.

— Zitto — esclamò d’un tratto afferrando pel braccio il compagno — mi è parso di sentire il cigolar d’una porta.

Stettero entrambi con le orecchie tese. Poco dopo ad uno degli angoli del castello videro un lumicino che rapido si spense.