Riccardo spronò il cavallo, imitato dagli armigeri. La donna si teneva stretta a lui ed egli ne sentiva sulla nuca il caldo respiro e nelle carni l’impressione del corpo gagliardo che gli produceva una strana sensazione, quasi di sgomento. Qual singolare impasto di giovanile spensieratezza e di maturità virile, di ferocia e di abbandono, di veemenza nelle passioni e di una certa femminile gaiezza! Quella donna che aveva ucciso, a credere quanto si narrava, in un impeto di geloso furore, la madre sua; che ubbriaca di sangue si faceva una festa della strage e della carneficina, ei la sentiva stretta al suo corpo, molle, pieghevole, con le labbra arse e con tutte le viscere frementi di passione; onde a tal contatto sentiva che il sangue gli si accendeva, che le fibre eran corse da un brivido...
Ma doveva egli abbandonarsi a tal fascino? Quale abisso si sarebbe spalancato ai suoi piedi se avesse ceduto, se volgendosi avesse toccato con la sua la bocca di quella donna, il cui fiato gli bruciava le carni? Ora che di nuovo la mano della sconosciuta si era a lui distesa, ora che di nuovo vedeva attraverso lo spiraglio delle tenebre nelle quali fin allora era stato avvolto una striscia di luce, doveva ubbidendo a un volgare istinto darsi in balia di una donna che l’avrebbe trascinato nella sua rovina?
E non solo dall’ambizione era trattenuto, dall’ambizione rappresentata dalla sconosciuta che dopo un anno di oblio di nuovo lo chiamava a sè, ma da una immagine bianca e luminosa che vedeva a sè dinanzi delinearsi nelle tenebre che aveva gli occhi dolci e il mite sorriso di Alma.
Onde egli spronava a furia il cavallo,: come per fuggire alla tentazione che portava in groppa.
— Perchè sproni così, perchè sproni così? — gli diceva quella donna, vieppiù vieppiù avvinghiandosi a lui.
Egli non rispondeva, curvo sul cavallo continuando a dar di sprone, sicchè di molto e in breve ebbe sorpassato i due armigeri.
— Fermati, via — gli diceva lei — i tuoi compagni sono indietro di molto.
Ma egli continuava nella corsa dirotta, spingendo il cavallo che saltava siepi e muricciuoli, ben comprendendo che se per poco si fosse fermato quella donna l’avrebbe avuto in sua balìa.
Anch’ella anelava; pure con voce rotta gli diceva:
— Nè la mia nè la tua banda potranno raggiungerci. Se i Francesi son giunti, la furia del tuo cavallo ci porterà in mezzo ad essi. Tu fuggi come se avessi paura. Dì, hai paura di me dunque?