— Sì — diss’egli non sapendo frenarsi — di te... di te... — E fuggiva per le tenebre, tanto più che già aveva scorto da lungi confusamente il castello ducale, e lui, che conosceva i luoghi, sapeva bene che fra pochi minuti sarebbe giunto. Respirò, chè ogni pericolo gli pareva cessato. Ormai dovevano star bene guardinghi, poichè, come lei aveva detto, avrebbe potuto cadere in mezzo ai nemici.
Arrestò il cavallo, ma intanto aveva inteso che le braccia di lei si erano allentate.
— Ah, dunque di me hai paura, di me hai paura! — mormorava tristamente.
Riccardo non rispose e smontò dal cavallo: anche Vittoria ne scese.
Il castello biancheggiava in fondo silenzioso.
Ella disse:
— Pare che tutto sia tranquillo qui.
— Non ti fidare. Non sarebbero ricorsi a noi se il pericolo non fosse imminente.
— Le bande sono ancor lontane... Se ci colgono qui soli, bada, non intendo cader viva nelle loro mani. Alcuni ufficiali han detto che vogliono far di me la loro amante, gl’imbecilli! Avevo già disposto un certo agguato che ho dovuto sospendere per venire qui. Vedi che piaccio ancora come donna anche ai nemici!
E disse ciò con un accento di profonda amarezza.