E si precipitò fuori la camera gridando al soccorso.
VI.
Nelle viscere di un monte scavato per trarne dei marmi dagli antichi abitatori di quelle contrade e i cui condotti sotterranei andavano serpeggiando in direzioni diverse, i superstiti delle due bande si raccoglievano, essendo quello un rifugio ben sicuro da ogni sorpresa, perchè molte erano le entrate e molte le uscite note soltanto ai più vecchi. Quantunque i francesi sapessero che era quello il ritrovo degli sbandati, avevano rinunziato a scovarli, perchè i varii tentativi erano riusciti infruttuosi. Del resto quegli sbandati non eran temibili, mancando essi di un capo, onde si preferiva coglierli alla spicciolata nell’aperta campagna quando essi uscivano per procurarsi le vettovaglie; ed invero parecchi essendosi lasciati sorprendere, si erano ridotti a ben pochi, non più di una ventina.
Ma l’evasione di capitan Riccardo aveva ridestato tutti i timori nel comandante del battaglione che dopo la sconfitta delle due bande aveva creduto di poter dormire sonni sicuri nella quiete e nel benessere di quel castello, in cui soldati ed ufficiali riposavano delle durate fatiche. La ribellione pareva domata, nè vi erano indizi che potesse risorgere: i contadini si mostravano sommessi e rassegnati alle quotidiane requisizioni: il vino era generoso, la carne eccellente, l’alloggio confortevole, e quei soldati e quegli ufficiali potevano ben dirsi fortunati, mentre i loro commilitoni altrove continuavano a combattere aspramente quella guerra, che se pareva spenta in un luogo, si accendeva più impetuosa e più feroce in un altro.
Nel centro del monte che era denominato delle grotte si apriva un’ampia caverna dalla quale s’irradiavano, per dir così le anguste viuzze. Ivi, seduti sull’umido terreno, al chiarore fioco di una lucerna, gli sbandati con le carabine fra le gambe attendevano a rifocillarsi in silenzio ma con le orecchie tese per cogliere i rumori che fossero indizio di un imminente pericolo.
— Lo zoppo non giunge ancora — disse il Ghiro che aveva finito allora allora di far merenda.
— Dobbiamo aspettarci da un istante all’altro una visita poco gradevole — fece il Magaro. — Vedrete che questa volta faran sul serio. La liberazione di capitan Riccardo avrà messo lo scompiglio nel castello.
— Tanto più se sanno che Benincasa si avanza con la banda.
— Bisogna andargli incontro. È l’unica salvezza, altrimenti cadremo in trappola ad uno ad uno. Eravamo quarantacinque, or siamo appena venti...
— Bisogna parlarne a capitan Riccardo e a Vittoria.