— Se ci credo! Feci parte della sua banda quando ella era l’amante del Vizzarro, se ne stava in mezzo a noi con molto meno di ritegno di quello che ha un uomo e di male parole ne diceva peggio di un carrettiere, e di storielle da far arrossire un galeotto ne raccontava meglio di uno di noi. Ed ora, hai visto? Si è tenuta e si tiene in disparte come se fosse una verginella sol perchè la gonna le si è sdrucita.
— Una verginella che quando poi è in mezzo alla mischia diventa una tigre.. Ma insomma, come spieghi tu che capitan Riccardo non ne vuol sapere?
— Capitan Riccardo è un valoroso capobanda, ma anche un galletto che la sa lunga. Se capitan Riccardo si fosse mostrato condiscendente, quella lì gli avrebbe riso in faccia. Le femmine, mio caro, restano pur sempre femmine!
In fondo alla caverna, su un giaciglio fatto di un mucchio di mantelli, capitan Riccardo dormiva. Due delle ferite nell’agitazione della fuga gli si erano riaperte e per quanto Pietro il Toro, pratico di tali cose, avesse cercato di fasciarle sanguinavano ancora, onde il molto sangue perduto aveva prodotto una forte prostrazione nel giovane che appena messo il piede nella caverna aveva inteso il bisogno di riparare alle forze col gettarsi a giacere. Ed era da un pezzo che il sonno gli aveva chiuso gli occhi mentre sul grosso panno che, in mancanza di meglio, Pietro aveva messo sulle piaghe, si andava spandendo sempre più una larga macchia di sangue.
Vittoria, che aveva ripreso gli abiti maschili, gli si era seduta vicino, e coi gomiti sulle ginocchia, la testa fra le mani, lo contemplava. Non mai aveva inteso così insuperabile l’abisso che li separava, come dacchè Pietro le aveva confidato l’amore di Riccardo per Alma. Ella intanto rifletteva a quel che era divenuta per quella passione che le si era confitta come una spina nel cuore. Finallora non aveva pensato mai all’avvenire: nella vita randagia che aveva vissuto, tra un assalto ed una fuga, un’orgia ed una carneficina, non aveva avuto il tempo di ripiegarsi su sè stessa e di chiedersi che di lei sarebbe divenuto. Del resto, ben lo sapeva: risoluta a non cader viva nelle mani del nemico, si era procurato un potente veleno caso mai le palle dei Francesi l’avessero risparmiata. Ma come, come così di un tratto si era data ad accarezzare la speranza che una ben altra vita avrebbe potuto arriderle, assai diversa da quella che le era parsa la sola confacente alla sua indole? Come lei, nemica di ogni legge, aborrente da ogni soggezione, femmina solo in certi istanti di torridi desideri, come confusamente e mal suo grado si era data a vagheggiare un’esistenza di pace, di serenità in una casetta tutta sole, in cui avesse potuto obliare l’orrenda tragedia che era stata finallora la sua vita?
E contemplando con occhi nuotanti in un sogno Riccardo dormiente, il suo pensiero si affissava sulle dolci imagini della vita familiare. Vedeva attorno a sè dei bambini; si vedeva, nell’attesa di lui, andare attorno per la casetta, tutta intesa alle domestiche faccende; si vedeva tenera e premurosa aiutarlo a deporre le armi, mentre i fanciulletti gli si abbrancavano alle ginocchia. Vedeva in quel buio della caverna tutto un fascio di luce che abbarbagliava gli occhi, ed in quel barbaglio lui carezzevole ed appassionato che la teneva stretta alla vita guardandola negli occhi. E tale felicità si prolungava come una lunga via tra il verde che si perde lontano lontano nell’azzurro, e per quella via, vicino e lontano, lui con lei, lui con una nidiata di bimbi, lei seduta sulle ginocchia del giovane che bisbigliava all’orecchio dolcissime parole.
Sognava ad occhi aperti col capo fra le mani. Pareva che la realtà fosse quel sogno nel quale si era sprofondata e che tutto il suo sanguinoso e truce passato non fosse una realtà, ma una orrenda visione che svanir doveva come una nebbia nera. Il presente del sogno si rannodava senza alcuna interruzione ai primi anni della sua giovinezza, come se allora allora si fosse destata dopo un sonno angoscioso, e avesse ritrovato lui presso a sè, lui che aveva amato fin dal primo giorno della sua vita e lo aveva amato come ora lo amava. Ed era un delirio calmo il suo in quel risveglio di quanto la femminilità ha di più dolce e di più puro. Tutto aveva obbliato: il suo primo amante, la tremenda tragedia della fuga dalla casa paterna, le scorrerie, le stragi, il luogo in cui si trovava e i compagni delle sue imprese che erano pur lì seduti in disparte. Tutto aveva obbliato; l’incontro con la Regina, la rivelazione di Pietro il Toro, l’amore di Riccardo per Alma, la sua fuga dalla prigione, il pericolo che loro sovrastava, cullata da quel sogno nel quale l’anima sua, nuova a quelle dolcezze, le pareva come sommersa in un oceano d’azzurro. Ma il sogno fu rotto dalla voce di lui che si era svegliato e sollevandosi sul gomito aveva rivolto lo sguardo alla giovane donna dicendole:
— Perchè non sei andata a dormire, povera amica? Bisogna al più presto metterci in via, chè questo non è punto un luogo sicuro per noi.
— Metterci in via? Per dove? — mormorò lei.
— Per giungere alla marina. M’imbarcherò per la Sicilia con coloro che vorranno venir meco. Vuoi tu venire con me?