Fu accolto da un grido di gioia. Gli uomini tutti merendavano seduti intorno ad alcune tavole cariche di cibi e di grossi fiaschi, ed erano assai contenti.
— Qui staremo ottimamente — esclamò il Ghiro — buon formaggio, buoni salami e buon vino. Evviva il duca di Fagnano!
— Compagni — fece Riccardo con aria grave — mangiate, bevete, riposate; ma non per questo siamo qui. Due compagnie di Francesi marciano contro di noi e per impossessarsi del castello. Pensate che se ciò avviene, se riesce il loro disegno, la nostra rovina è certa. Essi faran del castello una fortezza inespugnabile per noi che non abbiamo artiglieria. Perchè ci han lasciato liberi finora sui nostri monti? Perchè mancavano di un luogo sicuro in cui poter raccogliersi numerosi e far quindi delle sortite contro di noi avendo alle spalle un appoggio ove rifornirsi di viveri e d’onde poter sorvegliare i nostri movimenti. Dunque, compagni, per noi è questione di vita o di morte: se i Francesi s’impadroniranno del castello in breve o i nostri corpi penzoleranno dalle forche o giaceranno preda ai lupi ed alle volpi in fondo ad un burrone.
Tutti avevano smesso di far merenda e ascoltavano cupi in viso le parole del giovane. Solo il Ghiro continuava a mangiare a piene ganasce; pure quando il giovane s’interruppe alzo il capo e con la bocca ancor piena disse:
— Io osservo una cosa, col rispetto dovuto al nostro capo: certi discorsi non dovrebbero farsi e certe cose non dovrebbero dirsi mentre un povero uomo si sta empiendo la pancia!
Uno scroscio di risa accolse le parole del Ghiro che continuando affettare il salame guardava in giro co’ suoi occhietti allegri. Le fronti si rasserenarono, tornò la spensieratezza in quegli uomini che viveano dell’oggi, incuranti del domani.
— Posso aggiungere — disse Riccardo, lieto di veder tornati i suoi all’indifferenza del pericolo — che il duca, in compenso de’ vostri servigi, darà una piastra al giorno a ciascun di voi finchè ogni pericolo non sia scongiurato.
— Evviva, evviva! — esclamarono tutti. — Su, beviamo alla salute del duca e del nostro capitan Riccardo.
— E inoltre — riprese questi — se qualcuno cadrà morto o ferito per la difesa del castello, quando il Re nostro signore sarà tornato sul suo trono, prenderà cura delle vedove e degli orfani.
— Evviva il Re! — gridarono quegli uomini, che si erano alzati in piedi e sollevavano in alto i bicchieri.