— So, so il luogo — rispose Riccardo.

Di un tratto si sovvenne di Vittoria.

— E gli altri uomini qui giunti anche stanotte? — domandò.

— Ah, quelli che hanno a capo una donna vestita da uomo? Gesù, quante ce ne tocca vedere di questi tempi! Li abbiamo alloggiati in un altro fabbricato vicino, con una stanza che lei ha voluto tutta per sè.

— Sta bene, potete andare — disse Riccardo.

Intanto volgeva gli occhi intorno per studiare le posizioni; che ben comprendeva quanto grave fosse il suo compito. Due eran le strade per le quali i Francesi potevano sopraggiungere, ma entrambe per un buon tratto si svolgevano lungo un piano disalberato, luogo ai suoi punto favorevole, non essendo usati di combattere in aperta campagna. Egli però aveva già concepito un piano che avrebbe assicurato la fuga della imprudente Regina. Bisognava con una lunga resistenza attirare tutte le soldatesche del nemico intorno al castello, lasciando una delle bande in agguato nel bosco per accorrere e prendere il nemico tra due fuochi. Sarebbe stato quello il momento favorevole per la fuga delle regale ospite, del duca e della figliuola che avrebbero potuto giungere in breve alla marina di S. Eufemia.

Tutto compreso del compito a lui affidato, aveva distolto il pensiero da ogni altra preoccupazione. Quando giunse al luogo indicato dal vecchio, udì delle voci che riconobbe per quelle di Pietro il Toro e del Magaro.

— Non era proprio questo il tempo di abbandonarci così in balìa della sorte! — diceva il Magaro.

— Taci, scioccone — aveva risposto Pietro il Toro — lo vedrai giungere tra poco. Non doveva informarsi di che si tratta, di ciò che si deve fare?

— Proprio così — disse Riccardo entrando.