— Senti, Vittoria — le disse infine — io ti amo come un buon fratello. Attraverso uno strato che dicono di malvagità e di ferocia dovuto alle sventure della tua vita che hanno inacerbito la tua natura, io scorgo un’anima che sarebbe stata salda, forte, potente nel bene: se sei uomo nelle azioni sei rimasta donna nei sentimenti. Ebbene, non parlar così della tua e della mia Regina. Anch’essa è un’anima inacerbita dalle sventure, travolta dalla tempesta.

— Tu l’ami dunque! — disse lei, fissando alla sua volta il giovane.

— Pensa che ella è nata su uno dei troni più eccelsi e che ha diritto di vita e di morte sugli altri uomini, pensa che ora è qui, sola, fuggiasca, minacciata da un nemico che, come ho inteso dire, ha tagliato la testa alla sorella di lei, un’altra potente regina; pensa che si è affidata a noi, alla nostra lealtà, pure essendo noi a suo confronto dei miserabili che non avremmo avuto neanche il diritto di alzar gli occhi fino alle sue ginocchia. Che se queste mie parole non ti fan rimordere delle tue parole, se tu non intendi difenderla o la difenderai fiaccamente... lungi, lungi da me il pensiero che tu voglia tradirla... ebbene va, parti coi tuoi. Resterò io solo a difenderla, io solo a proteggerne la fuga, io solo a salvarla!

— L’ami tu dunque? — ripetè lei.

— Che mi chiedi, che mi chiedi! Non lo so, anzi no, non l’amo, ecco, non l’amo. Un tal sentimento non è possibile, non è naturale tra un uomo come me e... una donna come lei. Ma essa è la mia Regina, intendi? essa si è affidata a me, ed anche se sapessi che, tornata sul trono, si dimenticasse di me, come si dimentica la fonte in cui, arsi dalla sete, ci dissetammo, io... io morrei volentieri per difenderla e per salvarla.

— Come ti amerebbe, se non ti ama, se sentisse le tue parole; come ti amerebbe, se non ti ama, se vedesse il tuo sguardo! — mormorò Vittoria.

Poi, riacquistando il predominio su sè stessa, imponendo al suo volto di dissimulare la sorda angoscia dell’anima, con accento grave pressochè solenne, soggiunse:

— Ove sarai tu sarò io, per lei o per te, non so, ma io la difenderò come tu la difenderai.

— Grazie — disse Riccardo che rivolse alla giovane donna uno sguardo di profonda riconoscenza. — Ed ora separiamoci. Ciascuno attenda al dovere che ci incombe.

— Sì — rispose lei — sì, separiamoci... è meglio, è meglio così. Se dovremo combattere e tu avrai bisogno di me, chiamami, chè anche in mezzo alla mischia più feroce io sentirò il tuo grido.