— Ma promettimi che sarai più buona con me quando saremo soli e sicuri... promettimelo...

— Sì, sì, ve lo prometto... Ma non vi accostate... ho paura di voi, ho paura! Non abusate di me...

— Promettimi, promettimi! — insisteva lui.

— Sì, sì, ve lo prometto... Un demone mi spinge a voi... Ora lasciatemi... Che volete di più, che volete di più?...

Egli ebbe un sospiro di gioia ineffabile. Era quella una promessa che avrebbe mantenuta: anche lei appariva visibilmente commossa: gli si sarebbe data, sì, era evidente, se non avesse avuto paura. Non doveva insistere più oltre per non spaventarla. Già aveva formato il suo disegno: fra tre giorni quella bellezza sarebbe stata sua ed egli già ne pregustava tutto le ebbrezze.

— Vado, vado per ubbidirti, ma... ricordati, ricordati!

Ella accennò di sì con la testa. Nel passarle vicino il giovane la guardò, lei sollevò gli occhi e i loro sguardi s’incontrarono.

— Vivrò di questa speranza — mormorò il sergente — Fra tre giorni sarò di guardia... verrete voi da me e nessuno vi vedrà. Tuo nonno andrà a letto e...

— Sì, sì, sì — esclamò lei col viso sfolgorante di gioia.

Il sergentino aveva tutti i motivi per essere lusingato da quella gioia e se ne intese sconvolto. Indugiò un istante come se lottasse seco stesso, poi, vincendosi, fuggì.