— Facciamolo zittire, facciamolo zittire — dissero ad una voce Francatrippa, Parafante e Taccone che si sentivano presi di mira dalle parole del giovane.
— Aspettate — disse il Vizzarro che fin allora aveva taciuto — andrò io a turargli la bocca.
Si fece largo tra la folla e avvicinatosi all’impalcato su cui era il giovane, disse a questo con voce breve e accompagnando le parole col gesto:
— Scendi, orsù, che ne abbiamo abbastanza.
Il giovane lo guardò sorpreso.
— Io mi chiamo il Vizzarro, hai capito? E quando il Vizzarro dà un ordine, nessuno l’ha finora trasgredito.
— Ed io mi chiamo il colonnello Riccardo — rispose il giovane con voce calma e guardando negli occhi il suo interlocutore — emissario di S. M. la Regina. Ma mi chiamassi anche Riccardo semplicemente, non ubbidirei certo a un mascalzone tuo pari.
— A me mascalzone! — urlò il Vizzarro. E di un salto si slanciò sul giovane; ma, e al certo con sua gran meraviglia, questi lo prese pel petto, lo squassò, lo trasse a sè e poi lo scaraventò nel mezzo del baraccato, tornando senza scomporsi a rivolgersi alla folla ammutolita per la sorpresa.
Ma gli amici del Vizzarro tratti i coltelli si erano precipitati per accorrere in difesa del loro capo, quando si trovarono dinanzi un omicciattolo che sbarrò loro la via.
— Miei cari — disse Pietro il Toro con voce tranquilla — finora lasciai fare perchè si trattava di uno contro uno; del resto, se fossero stati anche dieci, so che il capitano... o il colonnello Riccardo basterebbe a sbrigarsela; ma voi dovete far i conti con me, voi altri.