— Io me ne berrò il sangue, dell’uno e dell’altra — disse il Vizzarro che si mordeva le dita, mentre cercava di svincolarsi da coloro che lo trattenevano.
Intanto il resto della folla pareva quasi convinto che fosse necessario si eleggesse un capo. Già si udivano voci di approvazione e il mormorio cresceva, soffocando le proteste dei pochi. La maschia e fiera bellezza del giovane, la ricchezza delle vesti, l’essersi annunziato per emissario della Regina, la prova di coraggio e di forza che aveva dato respingendo l’aggressione del terribile e temuto Vizzarro, l’intervento di quella donna così bella in viso ma così torva nello sguardo avevano soggiogato i due terzi dei convenuti.
Il giovane, con le braccia conserte e immobile aspettava che si venisse ad una decisione. Senza mostrarsene lusingato, però compiaciuto dell’intervento di quel garzoncello, nel quale aveva riconosciuto una donna, l’aveva salutata con un cenno della testa e poi era tornato nel primo atteggiamento, fiero ma non spavaldo.
— Ebbene sì, — gridarono finalmente alcune voci — nominiamo un capo supremo, che stabilisca un disegno e...
— Il capo supremo è Sua Maestà il Re, nostro legittimo sovrano: — gridò una voce dall’uscio.
Tutti si volsero meravigliati. Fermo sull’uscio era un signore in su i sessant’anni, di aspetto altero, vestito di un soprabito grigio che aveva sbottonato perchè apparissero le gemmate decorazioni onde aveva cosparso il petto. Dietro a lui alcuni scudieri vestiti alla militare reggevano per freno i cavalli, mentre altri, armati di carabina, si tenevano in fondo.
— Il duca di Fagnano! — gridò Pietro il Toro. E i suoi occhietti si volgevano ora al nuovo venuto, ora a Riccardo che si era fatto pallido in viso, perocchè le parole del padre di Alma erano una smentita alle sue parole.
— Chi è costui? — chiese Vittoria, l’amante del Vizzarro, che si era tenuta fin allora vicino al giovane. — Che viene a far qui costui?
Intanto il duca si era avanzato tra la folla, e giunto presso all’impalcato vi salì.
— Noi — disse — sapevamo che in questo giorno i fedeli del nostro Re, coloro che han giurato di spargere il loro sangue pel sostegno del trono, si sarebbero qui raccolti dietro invito non so di chi, ma certo voglio sperare, voglio credere, di un suddito che non da ambizione personale fu mosso a convocarvi per scegliere un capo, ma da un nobile e leale interessamento. Io non so in nome di chi ha parlato; io, invece, io duca di Fagnano e primo scudiere di S. M. la Regina, parlo in nome del Re nostro signore. La guerra che imprendiamo non ha bisogno di capi supremi: un capo supremo potrebbe anzi riescir pericoloso, perchè noi sappiamo che i nostri perfidi nemici sanno avvalersi di qualunque mezzo, e se non possono vincere con le armi, cercan di vincere col tradimento, con le insidie e con la corruzione. Nessun capo dunque, ma ognuno sia capo nell’ambito del territorio che è chiamato a difendere.