— Ma io soffoco con questa maschera al viso, soffoco — borbottò l’altro tornando ad appoggiarsi alla parete. — Se perderò la pazienza, ne farò una delle mie con coteste sfacciate male femmine che mi vengono innanzi per tentare il cane che dorme.

La ridda continuava vieppiù sfrenata nel baccano: delle donnette in abito da pierrots, da postiglione, da pescivendole pressochè denudate nell’arruffio della folla si lasciavano rincorrere da alcuni pulcinelli che emettevano grida selvagge; nei palchetti non era meno chiassoso il brio quantunque più composto. Era scoccata la mezzanotte e alle note della musica, alle grida della folla, allo scalpiccìo dei ballerini si univa l’acciottolìo dei piatti, il tintinnìo degli argenti chè già nei palchetti incominciavano a servirsi le cene.

— Ma dunque, bel brigante — disse una delle pescivendole fermandosi innanzi a colui che aveva risposto al nome di capitan Riccardo — non balli, non urli, non ti muovi con cotesti tuoi compagni! A chi fai la posta dunque? Vuoi che io ti sequestri con altre due amiche e ti imponga il riscatto di una cena?

— Non me lo sarei fatto dire due volte — rispose capitan Riccardo — ma, bella mascherina, aspetto qui una persona.

— Ah, una donna?

— Può anche essere.

— E cotesti tuoi compagni?

— Aspettano con me.

— Nulla da fare dunque?

— Nulla.