In questo il giovane si intese preso per le due braccia, si rivolse: due donne mascherate di un ricco domino di seta e velluto, scarlatto l’uno, azzurro l’altro, si stringevano a lui: l’azzurro dalla taglia svelta e flessibile tremava senza profferir parola, l’altro dalla persona magnifica di plastica bellezza pareva meno spaventato e gli si rivolse dicendogli:
— Se siete giovane, se siete gentiluomo, se avete il coraggio che si conviene all’abito che portate, accompagnateci fino alla porta per garentirci da alcuni ubbriachi che ci perseguitano.
Egli intanto sentiva stretto alla sua persona tremante, convulsa l’altro domino il cui mascherino di seta lasciava scoverto il mento di una luminosa bianchezza e una bocca piccola e rosea come un fiore.
— Presto, presto — disse il domino scarlatto attirando il giovane verso la porta.
Rimase per un istante irrisoluto. Era un tranello che gli si tendeva, un tranello da veglione per scroccargli una cena? Ma la voce che aveva parlato con uno spiccato accento straniero, pur pregando era così imperiosa che il giovane non dubitò più oltre che un pericolo le minacciasse, e che quelle due donne, l’una al certo assai più giovane dell’altra, appartenessero alla nobiltà o per lo meno alla ricca borghesia.
— Ve ne prego, ve ne prego, signore! — mormorò il domino azzurro stringendoglisi vieppiù alla persona.
Egli allora si rivolse ai due suoi compagni e disse:
— Aspettatemi; se intanto viene colui che sapete, aspetti anche esso.
— Capperi! — borbottò l’uomo mascherato che aveva risposto al nome di Magaro — il capitano se le porta via a due a due...
— O meglio, si lascia portar via...