— E noi che ci facciamo qui?

— Aspettiamo finchè verrà il messo, poi una di quelle pescivendole mi ha stuzzicato un po’ troppo. Non piacerebbe anche a te di fare un po’ di carnevale?

— A me piacerebbe d’essere sui i nostri monti, con un buon fiasco di vino innanzi, e una bella ragazza di Gimigliano sulle ginocchia.

Le femmine di Gimigliano, paesello della provincia di Catanzaro godevano anche allora fama di essere le più belle e insieme le più facili delle Calabrie.

Capitan Riccardo alla voce del domino azzurro che pregava con accento così sommesso e così tremante, si era scosso come se non per la prima volta sentisse quella voce, quasi l’eco lontano di una voce ben nota.

— Eran dunque queste le donne che aspettavi? — gridò la pescivendola facendosi innanzi — Capperi, mamma e figlia! Non hai molti scrupoli tu, da vero brigante!

Il domino che pel primo aveva rivolto la parola a capitan Riccardo si fermò ed ebbe negli occhi un lampo di ira terribile che scoccò come un baleno dai fori dalla maschera.

— Ah, ah! — urlò ridendo la pescivendola — pare che la mamma non voglia che si scherzi sul vero. Te la raccomando, bel brigante, serbale le bricciole, poveretta!

Intanto erano giunti presso la porta. Il domino scarlatto che pareva più avanzato negli anni dell’altro si fermò, sicchè capitan Riccardo ebbe l’agio di osservarlo. Dai lembi del cappuccio sbucavano fuori alcune ciocche bionde che serbavano tracce di polvere di Cipro: il mento e metà delle guance non coperte dalla maschera erano di una scultoria purezza, quantunque il mento fosse fortemente pronunziato. Se non era giovane molto, doveva essere assai bella quella donna di cui sentiva le forme magnifiche aderenti talvolta alla persona, di cui vedeva gli occhi limpidi e azzurri che avevano però una certa superba espressione di durezza.

— Il pericolo è là, nel peristilio, ove essi ci attendono, dopo aver perduto le nostre tracce.