— Paura io? — esclamò il giovane scoppiando in una risata come se avesse inteso la cosa più strana del mondo. — Sappiate, signora che quesito per me non è un abito di maschera, è l’abito che vesto ordinariamente, e che io fui con coloro che, come voi dite, riconquistarono il regno al re legittimo.
— Siete calabrese dunque?
— Ho questo vanto...
— E come vi chiamate?
— Mi chiamo capitan Riccardo.
— E niente altro?
— E niente altro — rispose il giovane, il cui accento fino allora tranquillo ebbe una inflessione di amarezza.
L’altro domino che in quel mentre si era tenuto in silenzio pur guardandosi intorno come se temesse di veder da un istante all’altro sopraggiungere coloro dai quali era sfuggito, fece un atto di maraviglia e si distaccò dal giovane a cui fin allora si era tenuto stretto.
— Pare dunque che aspettavate delle donne! — rispose il domino che fin allora aveva parlato. — La vostra amante al certo...
— No — disse il giovane — non aspettavo un donna. Son giunto ieri con alcuni compagni... Insomma, signora, ditemi fin dove dovrò accompagnarvi chè io non posso di molto allontanarmi da questa sala.