— Ah! — fece il domino con un grido — capisco ora, capisco. Voi aspettate un messo, un messo che vi dirà in qual luogo e in quale ora vi si aspetta coi vostri antichi compagni.

— Che ne sapete voi, che ne sapete voi? — esclamò il giovane trabalzando. E si chinò per guardar negli occhi l’incognita che chinò il capo soffocando uno scoppio di riso.

— Andiamo, andiamo, mi son ben diretta, non ho nulla a temere con voi. Non foste voi a dar pel primo la scalata al forte di Vigliena difeso da centocinquanta dei vostri compaesani, bravi al par di voi, ma che avevano la testa sconvolta dalle infamie rivoluzionarie? Eravate sergente allora di una delle bande più valorose del... del Cardinale, e foste fatto ufficiale.

— Si, sì, è vero, ma mi conoscete dunque, mi conoscete? — gridò il giovane sbalordito.

— Guadagnaste il grado di sergente all’assalto di Cotrone, ove foste ferito nel petto — continuò l’incognita.

— Ma ditemi chi siete, ditemi che siete! — gridò il giovane.

Il grido fu inteso da alcune maschere che si rivolsero:

— Oh, lo sciocco, oh lo scioccone! — esclamarono con uno scroscio di riso — È una femmina che ti vuole scroccare una cena per sè e per la compagna... Ah, ah, il cafone!

E prendendosi per la mano si diedero a riddare intorno al calabrese e ai due domino.

— Usciamo, usciamo! — mormorò il domino che fin allora si era tenuto in silenzio stringendosi al calabrese da cui si era un po' scostato.