— Bel pezzo di femmina, il domino scarlatto, come piacciono a me! — disse un postiglione che facendosi largo, arrotondò il braccio e chinandosi verso il domino scarlatto. — Venite meco, mascherina: prendete il mio braccio e giuro sulla bellezza delle vostre spalle che ce la godremo...

— A me piacciono le cosettine gentili — disse un turco — gli occhi di stella nuotanti nel languore del tramonto, come scrisse un poeta.

E aveva già infilato il braccio in quello del domino azzurro che più dell’altro pareva spaventato e convulso.

In questo il Calabrese che fin allora si era contenuto cercando di trarre fuori le due sconosciute, si liberò da esse e slargando con forza le braccia fece andare ruzzoloni il turco ed il pulcinella. Poi strappandosi e gittando via la maschera si fece innanzi alla folla e gridò:

— Ed ora che mi vedete qual sono in viso, se non ci lasciate libero il passo vi spezzo il cuore come è vero Dio!

Era un bello e fiero viso dall’ampia fronte, dagli occhi neri e lucenti, dai baffi neri e folti, un bello e fiero viso di soldato con un’impronta di audacia che fece dare un passo indietro alla folla, la quale comprese che il giovane diceva sul serio.

— Andiamo, signore, andiamo, chè questa canaglia non oserà più di infastidirvi.

E prendendo col braccio le due donne si diresse verso la porta che varcò senza che nessuno gli contrastasse il passo. Ma la folla appena egli disparve coi due uomini si diede ad urlare, mentre il turco ed il pulcinella erano trattenuti dagli amici.

— Ed ora permettere che rientri — disse il giovane appena furono in istrada.

Questa volta fu il domino azzurro che si era tenuto silenzioso quantunque apparisse più dell’altro preoccupato e tremante che gli si strinse al braccio dicendo con voce soffocata: