— Eccoli, eccoli, li riconosco, son quelli che entrarono nel palco... riconosco il marinaio!

Invero in fondo al portico, al riverbero della luce di una delle porte un gruppo di uomini discorreva sotto voce.

A tali parole capitan Riccardo trasalì: quella voce non gli era nuova, suscitava in lui certi antichi ricordi della prima giovinezza, che non aveva punto obbliati ad onta della avventurosa sua vita.

— Oh! — disse arrestandosi a contemplare l’incognita che chinò il viso stringendo con una manina piccioletta nel guanto che la copriva i lembi del cappuccio.

— Non ci lasciate ora, non ci lasciate! — mormorò l’altro domino — essi ci han visto... Si avanzano verso di noi...

— Rientriamo, rientriamo — fece la compagna.

— No, no, sarebbe peggio...

Poi voltasi al giovane:

— Se vi sta a cuore il vostro avvenire, continuate a difenderci... Afferrate pel ciuffo la fortuna... occorre assai meno di coraggio di quel che non mostraste all’assalto del forte di Vigliata.

— Sì, sì, ma, ve l’ho detto, aspetto un messo: appunto perchè ho bisogno che la fortuna finalmente mi sorrida è necessario che il messo mi trovi ove ha detto che sarebbe venuto.