— Piano, piano — disse rivolgendosi al gruppo che era sostato vedendo balenare l’arma nel pugno del giovane. — Che diavolo contate? Queste qui son due ragazze che ho incontrate questa notte al veglione.
— Seguitemi, seguitemi — mormorava intanto dietro a lui il domino scarlatto — giunte alla porticina siamo salve.
— Se è così — fece il marinaio che pareva il più risoluto degli altri quattro — ignorate chi siano coteste due femmine! Vogliamo vederle, e perciò vi consigliamo di andar via, di lasciar che noi facciamo i nostri conti con una di esse.
— Questo poi no, cari signori — rispose il giovane che si manteneva calmo e freddo — questo poi no. Del resto vi perdono perchè se, come dite, conoscete una di queste mie amiche, non conoscete me. Io sono il capitan Riccardo, ai vostri servigi.
— Un capitano! — disse una voce. — Ma è indegno di un soldato d’onore difendere cotesta baldracca.
— Prudenza, prudenza! — mormorava l’incognita dietro al giovane che nello indietreggiare rasente il muro era guidato dalla mano di lei — altri dieci passi e siamo giunte.
— Ecco qui — disse il giovane nel cui accento già incominciava a fremere l’ira — la mia amica mi raccomanda la prudenza e vedete bene, cari signori, che son prudente ed anche gentile. Io poi non sono un capitano dell’esercito: mi rimase un tal titolo da che feci parte delle bande del Cardinale.
— Un sanfedista! — urlarono quei cinque — dovevamo comprenderlo. Uno di quei briganti, di quei ladri, di quegli assassini...
Non avevano finito di dire che il giovane dando un balzo si slanciò sul gruppo:
— Ah, per Gesù Cristo, ora poi mi avete seccato, bisogna che ve la dia una buona lezione.