— E tu come ci sei?
— Me ne stavo tranquillo sì, ma un po’ seccato nel mio paesello, vivacchiando alla meglio, già credendomi dimenticato, perchè, sai bene, quando il diavolo vuol l’anima ti accarezza, quando poi gliel’hai data finge di non averti mai conosciuto.
— Ma hai tu un’anima da dare al diavolo?
— Così non fosse, mio caro, non avrei certe volte delle paure, sì, proprio delle paure, caso mai davvero ci sia l’Inferno, perchè ne facemmo delle grosse sotto quel diavolo di Cardinale. Ti ricordi a Cotrone? Ti ricordi ad Andria? Ti ricordi il giorno in cui entrammo qui? Era il 13 Giugno, il giorno di Sant’Antonio. Allorchè chiudo gli occhi, nella notte specialmente, al buio, veggo le donne, veggo i fanciulli sgozzati, sento il crepitio delle fiamme nelle quali avevamo gittati ancor vivi tanti poveri disgraziati, e poi sangue, sangue, sangue in cui nuotavano i cadaveri di coloro che avevano difeso le loro case, le loro donne, e veggo il Cardinale con le vesti rosse che parevan tinte di quel sangue, alzar la croce e benedirci mentre noi continuavamo nella carneficina...
— E dunque? se il Cardinale ci benediva vuol dire che ci aveva assolto. Io non ne ho di coteste minchionerie per la testa. Non hai altro da pensare? Di’ piuttosto che poi fummo dimenticati da coloro a cui riconquistammo il regno...
— Zitto, non dir queste cose... Chi sa non ci abbiano teso un tranello!...
— A quale scopo?
— Ma... per toglierci di mezzo. Sappiamo troppe cose noi...
— E perchè sei venuto?
— Incominciavo ad annoiarmi... Cercai di mettermi ad un lavoro, tanto per distrarmi, ma... io non son buono che a menar le mani... Eppoi vedevo di giorno in giorno ammancare quel gruzzoletto, poca cosa, che avevo serbato per la vecchiaia, e... ero sul punto di mettere insieme un po’ di gente, vecchi amici, che avesse voluto fare in piccolo quel che avevano fatto in grande, allorchè...