— Capperi! in tal caso valgono quanto quelli della chiesa di Altamura; io potei averne un solo che ridussi in pezzi e vendei per trenta ducati, ma mi costò due cariche di polvere e due palle di piombo.

— Non molto però...

— Già; capirai, eravamo in venti; quando non ci furono più repubblicani da scannare, ci scannavamo fra di noi... eravamo in venti a dare il sacco a quella chiesa.

— Io veramente le chiese le ho sempre rispettate...

— Ma quella lì era scomunicata perchè i repubblicani vi si erano chiusi dentro, perciò... Eppoi era con noi il cappellano che ebbe anche lui la sua parte. Ah, quello lì con la pistola in una mano e il crocifisso nell’altra ne valeva quattro di noi. Bisognava vederlo! Bei tempi, non è vero?

— Torneranno! — disse l’altro con voce sicura, da uomo che la sa lunga.

— Come? Torneranno? Ne sei sicuro? — gridò il barbuto che ebbe come un lampo di gioia negli occhi.

— Zitto!... Sai tu dove siamo?

— Non lo so, ma vorrei saperlo. Quei candelieri valgono per lo meno cento ducati ciascuno.

— Siamo in una sala del palazzo reale! — disse il vecchietto con voce sommessa e chinandosi all’orecchio del vicino.