— Tu che madonna dici?

— Mi hanno fatto entrare per una porticina dell’Arsenale, mi hanno fatto scendere e salire, ma io non mi son punto lasciato fuorviare. Ti dico che siamo in una sala del palazzo reale, di quelle a pianterreno, che danno sul mare. Senti come romba!

— È vero. Ma... che vogliono da noi?

— Sta zitto: lo saprai presto.

Però stanchi di aspettare, tutti quegli uomini ivi convenuti da prima avevano bisbigliato coi vicini, poi man mano il vocio era andato divenendo più forte. Vinta la suggezione del luogo, familiarizzati con l’ambiente, alcuni si erano alzati e avendo riconosciuti dei vecchi amici qua e là per la sala, discorrevano a voce alta evocando ricordi come gente che da gran tempo si fosse perduta di vista.

— E di capitan Riccardo, che ne è di capitan Riccardo? — chiese colui che aveva risposto al nome di Parafante volgendosi ad un uomo già maturo negli anni seduto in fondo alla sala.

— Non so — rispose l’interrogato — da gran tempo non ne ho più nuove!

— È qui a Napoli e avrebbe dovuto esser con noi — rispose una voce.

I due si rivolsero a quella voce.

— To, Pietro il Toro! — esclamarono. — Ci sei anche tu?