— Come vedete: ci sono io, ci è il Magaro, ci è il Ghiro, ve li ricordate? Io vi ho riconosciuto subito. In verità credevo che non ci saremmo incontrati mai più. Son sei anni che non ci vediamo.
— Ma dunque perchè capitan Riccardo non è con noi?
— Che volete vi dica? Eravamo nel teatro con lui... anzi io ne feci una delle mie... sapete, quando mi va la mosca al naso!... Poi andai via perchè il capitano così volle e... lo dico senza vergognarmene... quel ragazzo lì fa di me ciò che vuole. Stanco d’aspettarlo fuori tornai in teatro... anzi non volevano farmi entrare, ma io entrai lo stesso... e seppi dal Magaro e dal Ghiro che era uscito con due donne. Poi venne un tale e ci condusse qui ove speravo di trovarlo... Ma... tira più un capello di donna che una corda di barca...
Strano contrasto tra quella gente in abito contadinesco, i cui volti fieri, alcuni truci, mostruosi in parecchi per larghe cicatrici, e quella sala tappezzata di broccato con le ampie terse specchiere che riflettevano la luce dei candelabri di argento! Ma vieppiù acuiva la curiosità dei convenuti il vedere dinanzi alle poltrone nelle quali essi sedevano, però discoste per circa un terzo dalla sala, tre poltrone dorate, una delle quali, quella di mezzo sovrastante alle altre, era sormontata dalla corona reale. Sentivano che in quella notte qualcosa di strano sarebbe accaduto; vagamente intuivano che si aveva bisogno di loro, che erano stati convocati per uno scopo supremo; quantunque non fosse giunta fino ad essi la notizia che un esercito francese si avanzava per deporre dal trono la monarchia borbonica, pure sentivano esserci per l’aria qualcosa di assai grave; ma non osavano aprir l’anima alla speranza che tornassero i lieti tempi in cui impunemente, anzi ricevendone lodi e compensi, avevano potuto abbandonarsi a tutte le loro perverse passioni. È vero però che alcuni di essi eran nati per la lotta; caratteri irrequieti, indoli proclivi alla violenza vaghe di imprese guerresche, generosi e pietosi dopo le stragi, ma nelle stragi feroci ed implacabili. Di cotesti uomini si era servito il Cardinale per schiacciare la Repubblica Partenopea, di cotesti uomini che sarebbero stati dei gloriosi capitani se in alte imprese avessero rivolto il loro coraggio e se avessero combattuto per un ideale nobile e puro.
Pochi di essi avevano avuto un adeguato compenso ai loro servigi: i Borboni, ingrati come tutti i re o meglio come tutti i beneficati, avevan posto in obblio quel che dovevano a quegli uomini, i quali per altro si tenevan paghi di tale obblio che involveva anche i loro delitti comuni e le nefandezze commesse per vendetta, per cupidigia o per malvagità di animo. Tornarono essi nei loro paeselli a godersi quella parte del bottino che era loro toccata; ma usati alla vita avventurosa ed alle emozioni violente, mal sopportavano lo starsene in ozio nella quiete sonnolenta di un solitario villaggio, e con occhi accesi di desiderio guatavan la vecchia carabina appesa al muro e l’arrugginito coltellaccio che forse serbava ancora le macchie del sangue rappreso. E quindi accolsero con esultanza l’invito di recarsi a Napoli, pur non sapendo che si volesse da loro, ma ciascuno aveva ricevuto del danaro per le spese del viaggio, ben lungo e disagevole; e la raccomandazione di recarvisi armati aveva fatto concepire la lieta speranza di un ritorno alla vita di un tempo. Il mistero dello invito, del luogo in cui dovevano raccogliersi, del nome di colui che a sè li aveva chiamati, il quale esser doveva ben ricco e potente se aveva potuto disporre di tanto danaro per pagare ad essi il viaggio teneva in fermento quelle accensibili fantasie, onde l’impazienza era al colmo, perchè già da parecchie ore aspettavano e la notte al certo era trascorsa di più di due terzi.
Il vocio cresceva sempreppiù; già alcuni avevano espresso il proposito di andarsene, ma nessuno rispondeva alla loro protesta come se coloro che li avevano introdotti colà dentro li avessero del tutto dimenticati; neanche quell’uomo in veste ecclesiastica, il quale aveva a ciascuno indicato il posto da occupare, era ricomparso.
— Almeno ci avessero dato da mangiare e da bere! — disse il Ghiro voltosi a Pietro il Toro.
— Io vorrei sapere — rispose questo che durante tutta la notte aveva rivolto impaziente gli occhi alla porta — dove sia capitan Riccardo.
— Starà al certo meglio di noi — rispose il Magaro. — Quelle due donnette a giudicare da ciò che appariva, dovevano essere bellocce, per tutti i gusti, l’una con una paio di spalle...
— Via via, non è uomo da dimenticare i suoi amici che si trovano qui solo per lui, da dimenticarli in grazia delle leziosaggini di due smorfiose. Non son tranquillo, no, non sono tranquillo! Se sapessi le vie, me ne andrei per rintracciarlo; ma chi ci si raccapezza? Se non ne avrò notizia neanche dimani, metterò sossopra la città, dovessi presentarmi al re ed alla regina.