— Che fate voi qui? — le chiese aspramente fissandola con uno sguardo scrutatore — avevo detto di volere restar sola.

— Credevo che un tale ordine non riguardasse me — rispose Alma con una lieve inflessione di alterezza nella voce dolcissima. La fisonomia della Regina si rischiarò e tornando benevola:

— Sì, sì, hai ragione, figlia mia — disse con un accento di affettuosa bonomia — ma son tanti, tanti i pensieri che mi van pel capo! Hai visto che bella accoglienza ho preparato ai signori Francesi, e che bella festa a tutti quei cialtroni che aspettano la loro venuta per ribellarsi apertamente a chi Dio volle padrone e signore di questo regno? Ma sei stanca, povera figliuola! Avrebbe dovuto essere una notte di svago questa per te, ci saremmo tanto divertite se avessimo potuto confonderci tra quella folla, e a te che sei così bellina non sarebbero mancate le avventure, di quelle che lusingano l’amor proprio di noi donne. Io intendo la vita in tutti i suoi doveri e in tutte le sue gioie. Certo che a te, povera colombella nata e vissuta nei boschi, dovè parerti ben temerario e, diciamolo pure, sconveniente per una Regina l’andare ad un veglione pubblico mascherata, e chi sa forse che avrai detto in cuor tuo!

— Io ho ubbidito agli ordini di Vostra Maestà — rispose la giovinetta impassibile.

— Di una Maestà che talvolta ha dei gusti di una capricciosa piccola borghese; ma ciò non toglie che se questa mano che ancor dicono bella, potesse stringere una spada, saprebbe ben difenderlo questo regno che gli uomini han lasciato in balia dei loro nemici! E se ti son parsa dimentica del mio decoro tra la folla che senza saper chi fossimo ci si stringeva attorno, ti sarò parsa ben diversa innanzi a quegli uomini che dovran difendere il trono dei miei figli.

— Io non mi arrogo il diritto di giudicare le azioni di Vostra Maestà — disse la giovinetta sostenendo serenamente lo sguardo scrutatore della Regina.

— Insomma — riprese la Regina — questa volta fu una serata sbagliata, mentre in tante altre mi divertii un mondo. Avevo delle amiche allora — continuò con un sospiro e con un accento di profonda amarezza — delle buone e leali amiche che sapevano darmi dei savi consigli tanto negli affari dello Stato, quanto in quelli del... piacere. Ah, senza quei marrani ci saremmo confuse tra la folla, e quanti bei giovanotti avresti avuto d’intorno non perchè tu sei la figlia del Duca di Fagnano, primo scudiero di Sua Maestà la Regina, ma perchè la tua bocca è un fiore, i tuoi capelli son raggi di sole, il tuo seno è il nido dell’amore, la tua personcina dello alabastro scolpito da Fidia... Ah, quante di coteste belle cose che fan così dolce piacere a sentirle, non mi intesi io ripetere quando in un veglione... o in altri siti, io non ero per la gente... che una donnetta allegra propensa a divertirsi!

Certo delle liete reminiscenze evocava in quell’istante l’animo della Regina che era rimasta immobile, con gli occhi fissi a sè dinanzi come se rivedesse dei fantasmi che le sorridessero ricordando le gioie di altri tempi.

— Vostra Maestà — disse Alma — vuole che mi ritiri anche io?

La voce della giovinetta trasse la Regina dal suo sogno: si passò la mano sulla fronte, trasse un sospiro, poi con viso che serbava ancora l’impronta di una vaga malinconia: