— Sei stanca, povera figliuola, va, va a dormire.
La giovinetta si inchinò profondamente e quindi si ritrasse.
— Ero così anche io alla sua età, ma guai guai se il cuore di quella ragazza sarà un giorno morso dalla passione!...
Per quale strana associazione di idee tali parole evocarono l’immagine del ferito che da due dei suoi più fidi familiari aveva fatto portare in una delle stanze più riposte del palazzo?
— Bello, fiero, valoroso come un paladino! — mormorò. — Le note biografiche che avevo letto nella lista dei capibanda non mentono. Del resto egli può considerarsi come ufficiale dell’esercito. Non era sergente del Real Calabria prima che il Cardinale gli affidasse il comando di una banda? Tali uomini mi occorrono, e saprò bene io farli schiavi di un mio cenno!
Stette incerta un istante come se lottasse con un pensiero sovraggiuntole; infine parve decisa:
— Non gli debbo la vita, e forse più della vita? — mormorò. — E la riconoscenza non dovrebbe essere la prima virtù dei Sovrani?
Nel dir ciò sorrideva, forse perchè la coscienza dava un altro nome al suo interessamento.
Non aveva deposta nè la corona regale, nè la magnifica collana che ne cingeva il collo bellissimo cadendole sul seno, il quale stretto dal nero velluto aveva fulgori di neve. Prese da un tavolinetto una lanternina di argento, l’accese a uno dei candelabri ed uscì dalla camera, dirigendosi verso un’ala del palazzo che era immersa nel buio.