— È il mio buon genio che me lo manda — mormorò la Regina. — Nella lotta che ho impresa avevo bisogno di un uomo devoto fino alla morte, incurante dei pericoli, prode e gagliardo come un cavaliere crociato, e ambizioso anche. È il mio buon genio che me lo manda!... Per giunta, un bel giovane, troppo bello e troppo giovane forse — aggiunse con un sospiro.

Ma un sorriso di superba fiducia in sè stessa le sfiorò il labbro.

— A novanta anni Ninon de Lenclos, dicono le cronache di Francia, faceva ancora delle conquiste; a sessantacinque destò delle fiere passioni nei cavalieri più belli e più prediletti dalle dame della Corte... Io ho di poco varcati i cinquanta, e se i cortigiani me ne dan trenta, i miei nemici mi dicono una formidabile seduttrice... Eppoi, son qualcosa di più che non era Ninon de Lenclos: son Regina di Napoli, e figlia e sorella di imperatori.

In questo le labbra del ferito si agitarono come se bisbigliassero delle parole. Ella si chinò trattenendo il respiro per intender meglio.

— Alma — mormorò il giovane.

— Alma? — chiese a sè stessa la Regina — Ha detto Alma? Un nome di donna o la metà di una parola di cui non ho inteso il principio?

Si chinò vieppiù raccogliendo tutte le sue facoltà nell’udito, ma le labbra del giovane rimasero mute.

Ella si alzò colpita da un ricordo.

— Alma? Ma si chiama così la mia giovane lettrice, la figliuola del duca di Fagnano! Si conoscono dunque? Ma lui che non l’ha vista in viso non poteva sapere che ella fosse una delle due incognite che lo richiesero di aiuto. Lei però potè vederlo allorchè si tolse la maschera...

Stette un istante pensosa, cupa in viso, punta da un’angoscia della quale non avrebbe saputo dire la causa. Poi a poco a poco si rasserenò.