— Ho certo inteso male. So che quella ragazza non ha mai messo il piede fuori dal castello di suo padre ove era gelosamente custodita, e questo giovane, come dicono le note, dopo il nostro ritorno dalla Sicilia ha vissuto una vita raminga. Non ha parenti, non ha amici, non ha stabile dimora; solo di tanto in tanto va a passar qualche giorno in casa di un vecchio nella quale trascorse l’adolescenza. Eppoi le note stesse lo dipingono per un giovane allegro, spensierato, proclive un po’ troppo alle avventure rischiose per impetuosità di carattere e per esuberanza di virile energia. Via, via, lasciamo all’abate Chiari far dei romanzi sentimentali. Del resto, quando sarà in grado di rispondere alle mie domande, saprò bene io strappargli dal cuore il suo segreto, se ne ha uno. Tenterò prima con lei. Quella lì è più furba di quanto la sua arietta lasci supporre...

Un lieve picchio alla porta la fece trasalire.

— Il sole deve essere già apparso; quegli imbecilli di generali e di ministri che si son lasciati sorprendere impreparati mi aspettano — disse avendo compreso il significato di quel picchio discreto. — Andiamo, andiamo a dir loro che come io ho saputo riacquistare il regno, così anche questa volta saprò difenderlo.

E si mosse per andar via volgendo un ultimo sguardo al ferito. Poi, come vinta da un bisogno irresistibile, si chinò e lo baciò in fronte.

— Certo, più bello, più prode, più degno di tutti coloro che ebbi il torto di elevare insino a me, dei quali il mio amore non riuscì a far grande l’animo meschino!

E dopo aver detto ciò disparve dietro la tappezzeria che nascondeva la porticina.

Il ferito a quel bacio aveva aperto gli occhi e gli era parso di vedere un fantasima che dileguasse. Quel po’ di sonno aveva dovuto ristorarne le forze perchè potè sollevarsi sul gomito e guardare intorno per la camera come chi voglia coordinare le idee. Vide sul comodino presso al letto un vassoio con un bicchiere ed una bottiglietta colma di un certo liquore: comprese esser quello un cordiale, e reputando inutile servirsi del bicchiere, prese la bottiglia e bevve.

— Ah! — disse con un sospiro di soddisfazione — doveva esser così il nettare degli dei: mi par che le forze mi tornino e che un’onda di benessere si spanda per tutto l’esser mio. Ma orizzontiamoci...

Si guardò di nuovo intorno.

— Curioso — disse poi — il quadro è sparito! Strani giochi della fantasia! Mi era parso di vedere là in fondo il ritratto di una Regina che non ci era prima e che non veggo più al suo posto. Nell’aprir gli occhi, mi era parso che l’immagine di quel quadro si fosse staccata, fosse venuta qui, mi avesse baciato in fronte e poi dileguasse. Ma che diavolo è accaduto? Ah, sì, sì, ora comprendo, ora ricordo. Fui ferito con un colpo di pistola da uno di coloro che volevano far violenza a quelle due donne mascherate... Ma posso stare in pace con la mia coscienza perchè dei buchi nella carne ne ho fatti anche io. Ma quelle due donne? Il palazzo reale è vicino al teatro; il tafferuglio avvenne in uno spiazzo presso il teatro. Avevo le spalle ad un muro... anzi no, ad una porticina in cui quelle due donne entrarono... anzi... ecco, ricordo bene, mi era parso di riconoscere in una di esse... Via, via, avevo di già perduto molto sangue forse e perciò avevo le traveggole. Poi caddi... Altri tre corpi giacevano a me vicino... Poi vidi due ombre che si chinarono, mi presero in braccio e mi portarono qui...