Stette un istante pensoso, poi:
— Qui? Ma questa stanza dovrebbe far parte del palazzo reale e...
Si interruppe dando in uno scroscio di risa.
— Me lo diceva zio Carmine che la lettura dei Reali di Francia mi avrebbe guastato il capo. Nel palazzo reale io? E quelle due donne dovrebbero esser per lo meno due dame della Corte! Veramente — continuò tornando a guardarsi intorno — se sono in casa di una di esse o di tutte e due, debbono essere assai ricche. Solo nel castello del duca di Fagnano vidi dei mobili come questi.
Il volto lieto fin allora si velò di malinconia.
— Folle, folle, che non so scacciar da me quell’immagine, e mi par di udir sempre quella voce! Ci ha colpa zio Carmine e quella fattucchiera di Geltrude, zio Carmine che pure non voleva avessi letto i Reali di Francia! Ricordo quando gli parlai la prima volta di... ah, che io sento di farle oltraggio chiamandola col suo nome... di Alma, dopo averle riportato la bella collana che aveva perduta... Quanti anni son passati? Otto anni forse... e zio Carmine mi ascoltava con un certo sorriso e con certi occhi, e giunse financo a dirmi serio e grave: Sarebbe una bella moglie per te; e Geltrude mi disse un giorno; Va alla guerra, torna generale ed il duca te la darà in isposa; e zio Carmine non mi sgridava punto allorchè tornavo tardi la notte per aver gironzato intorno al castello di lei, e zio Carmine sapeva che io andavo pei boschi in cerca di fiori silvestri per gettarli la notte sul balcone della duchessina e parve compiacersene anzi, e quasi quasi avrebbe preteso che ella, la quale al certo di nulla si era accorta, avesse incoraggiata quella mia follia! Ma io ebbi più senno di zio Carmine e... e partii soldato... per tornar generale!
Bevve ancora del contenuto della bottiglietta, e poi riprese:
— Del resto è la sola follìa della mia vita che ho portata meco attraverso l’avventurosa esistenza di questi otto anni, e per tale follìa di tanto in tanto, come stanotte, mi par di vedere l’immagine di lei e di sentirne la voce. Una illusione come quella che mi fece credere per poco vi fosse là in fondo un gran quadro col ritratto di una regina bella come una dea e con una corona sul capo come una Madonna. E mi parve financo che si staccasse dal quadro, si avvicinasse a me e mi baciasse in fronte!... Ma insomma — disse mutando di un tratto pensieri — deve esser ben tardi, sento le grida dei venditori, il rumore della folla per le vie, e le voci dei marinai lungo il lido. La finestra di questa stanza deve aprirsi sul mare. Ma qualcuno dovrà pure venire per veder se son morto o vivo. Ah, ecco un laccio, un laccio di seta, che deve pur servire a qualche cosa.
In così dire trasse a sè il laccio e immediatamente intese squillar lontano un campanello. Stette trepidante in attesa, certo che qualcuno sarebbe venuto.
Non attese invano. Poco dopo le ampie cortine della parete a destra del lettuccio si sollevarono, e un cameriere senza livrea apparve sul limitare dell’uscio.