— Via, via, dottore — disse il giovane, punto persuaso che il dottore, come voleva far parere, fosse ignaro dei particolari di quella ancor per lui misteriosa avventura — voi sapete le cose più di me e meglio di me.

— Io? — esclamò il dottore stupito.

— Ditemi dunque dove sono e come si chiama colei che mi ha fatto portar qui.

— Come? non lo sapete?

— Se lo domando a voi...

— Non lo sapete? Ma ciò è strano, strano assai — esclamò il dottore il cui viso esprimeva una grande meraviglia.

— Appena ferito mi sentii a poco a poco venir meno; ricordo solo in confuso che fui sollevato dal suolo, fui messo in un letto, ove vidi come un fantasima curvo su me, certo voi che operavate sulla ferita per estrarre la palla...

— E la estrassi trionfalmente con due colpi di bistori. Aveva urtato nella clavicola e aveva strisciato lungo i muscoli del braccio. La scappaste bella! Ora ne avrete per una diecina di giorni, a patto che vi manterrete quieto ed ubbidirete agli ordini del dottore.

— Ma io voglio sapere dove sono, voglio, intendete?

— E lo volete sapere da me?