Il dottore diede un balzo e si guardò attorno spaventato.
— Non dite così, non dite così — proruppe quasi volesse impedire al giovane di continuare. — I Borboni nostri amati sovrani non sono ingrati. Verrà la ricompensa, verrà quando meno l’aspettate.
Il giovane scrollò le spalle, ciò che gli fè dare un grido di dolore, poi:
— Son pronto a tornar da capo anche senza alcuna ricompensa... Ma non è di questo che si tratta adesso... Dunque io non so le strade, ma voi sì che dovete conoscerle, e perciò saprete per lo meno in qual via siamo.
Il dottore parve per poco imbarazzato, ma giunse a dominarsi e rispose con franchezza:
— Non so il nome della via, so soltanto che dà sul mare.
— Sapete almeno il nome di colui o di colei in casa del quale sono?
— Neanche, neanche, giovanotto mio; fui introdotto in questa casa, vi osservai, vi operai e nell’andar via mi fu dato dall’uomo che era venuto a chiamarmi il compenso di alcune monete... Ma io non so perchè dobbiate logorarvi il cervello per apprender cose di secondaria importanza. Siete alloggiato principescamente, con un servo alla porta pronto ad accorrere ad ogni vostro cenno; siete curato da un chirurgo che è annoverato fra i primari; avrete fra poco una delicata colazione, stasera un buon desinare: che cosa volete di più? Se chi ha tanta cura di voi vuol serbar l’incognito, vi è costretto al certo da gravi ragioni, forse dal vostro stesso interesse. L’insistere a voler saperne il nome potrebbe anche parere ingratitudine. Rassegnatevi dunque ad esser curato come un principe e ad esser trattato come un gran signore.
— Sì, sì, è vero — mormorò il giovane — ma gli è che io aspettavo un messo che ora ha perduto le mie tracce. Tutto il mio avvenire dipendeva da quello che mi avrebbe detto. Ecco, voi avete un viso che ispira fiducia ed io vo’ dirvi, caro dottore, quel che sarà di me dopo guarito; mi manderan via da questa casa ove fui curato come un principe e trattato da gran signore e mi troverò senza un soldo in tasca come un mendicante.
— Eh, chi sa! — rispose il dottore con un risolino che gli errava tra labbro e labbro.