— Lo so io, lo so io, se non trovo quel messo! — rispose il giovane.

— Orsù — fece il medico che non pareva punto commosso — pensiamo al presente: lasciatemi osservare la ferita; per ora è questo l’importante.

E si diede a slacciare la fascia che aveva sovrapposto al piumaccio.

— Benissimo, benissimo, fra dieci giorni il braccio tornerà gagliardo come era iersera quando deste di quei colpi ai vostri avversarî. Vi occorre però del riposo, della tranquillità di spirito e della fede nella vostra stella.

— Ahimè, caro dottore, la mia stella è appena appena un lumicino che può esser spento da ogni alito di vento.

— Invece io la credo prossima a sfavillare di luce intensissima se... se saprete tenerne acceso il fuoco...

E il dottore scoppiò in una risata la quale al certo rispondeva come la sua frase, ad un segreto pensiero. Ma il giovane non vi badò: appariva incerto, imbarazzato, come chi voglia dir cosa per la quale non trovi le parole. Infine facendo uno sforzo:

— Mio caro dottore, io vi son riconoscente delle vostre cure, ma la mia lealtà mi obbliga a dirvi che non ho di che pagarvi, il messo che aspettavo avrebbe dovuto darmi un po’ di danaro, ma a chi rivolgermi ora? Capite bene, se son forzato ad accettare la ospitalità di un ignoto, non voglio che per di più paghi il medico e quindi...

— Sì, sì, voi siete degno di far fortuna — esclamò il dottore che fissava il giovane con occhio scrutatore — perchè siete anche nobile e fiero, ammenochè, appunto per questo, non sappiate trar profitto...

— Che dite, dottore?